I soldi per la tabella H, polemiche infinite

Nell’anno in cui il capoluogo della Sicilia è “capitale italiana della cultura”, la Regione decurta ancora, drasticamente, i fondi destinati alle associazioni culturali

Sono venticinque in tutto le associazioni penalizzate dalla nuova ripartizione dei fondi della ex tabella H. Fondi regionali dedicati alle attività culturali che, naturalmente, sono stati decurtati ancora una volta. Ieri l’audizione in commissione Cultura all’Assemblea Regionale di una delegazione di associazioni, dal centro studi Pio La Torre all’Arci Sicilia, dall’istituto Gramsci alla fondazione Falcone. Tutte con i fondi visibilmente ridimensionati. Si va dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari, che aveva chiesto 300mila euro e ne ha ricevuti 168mila (poco più del 50 per cento), fino al centro studi Pio La Torre: contributo richiesto 80mila euro, assegnato 16mila euro (circa il 20 per cento).
La coperta è evidentemente corta, così la fondazione Whitaker e il museo Mandralisca dovranno farsi bastare i 154mila euro ricevuti rispettivamente, a fronte dei 275mila richiesti da ciascuno dei due enti. E ancora, l’istituto Gramsci, a cui andranno 106mila euro sui 190mila richiesti; il Centro di studi filologici e linguistici siciliani 67mila euro ricevuti a fronte dei 120 richiesti; la fondazione Buttitta con 74mila euro ricevuti a fronte dei 140mila richiesti; l’Arci Sicilia, poco meno di seimila euro a fronte dei 27mila richiesti; l’istituto internazionale del Papiro, 75mila euro richiesti, 15mila ottenuti.
Le associazioni, naturalmente, sono sul piede di guerra. Chiedono di rivedere i parametri di attribuzione dei punteggi, ma anche di tenere conto dell’attività storica degli enti che richiedono contributi alla Regione. “Ci preme sottolineare – precisa Vito Lo Monaco, presidente del centro studi Pio La Torre – come molte realtà dipendano in maniera cospicua da questi fondi per lo svolgimento della propria attività culturale e di ricerca. Pertanto, la situazione venutasi a creare per effetto della riduzione di spesa e per la distribuzione dei fondi mette seriamente a rischio l’attività delle nostre associazioni ed istituzioni”.
Favorevole a una classificazione che tenga conto dell’esperienza maturata negli anni e dei risultati conseguiti nei territori, il capogruppo dem all’Ars, Giuseppe Lupo, secondo cui “le associazioni che hanno tradizioni e storie di particolare importanza meritano di essere qualificate come ‘Enti strumentali della Regione’. Serve una riclassificazione di questa categoria e bisogna inserire nel Bilancio della Regione un finanziamento strutturale triennale: queste realtà devono poter contare inoltre su un contributo annuale che può essere integrato in occasione di specifici progetti culturali”.

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