I nemici della contentezza

Nella Sicilia contentissima c’è sempre qualche bastian contrario, a cui non basta contemplare le meraviglie con le quali più di mille anni fa arabi e normanni hanno reso ancora più splendida la Trinacria: si lamentano per i rifiuti, la mancanza d’acqua, le strade, i trasporti pubblici e non credono al Ponte sullo Stretto. Ai nemici della contentezza si aggiungono ora i politici trombati, gli esclusi da un seggio sicuro in queste elezioni marzoline versione Rosatellum.

Secondo qualcuno, sarebbero i nuovi nemici della contentezza. Si è andati dagli addii alle armi, ai bronci più o meno celati, ma il dato di fatto è che in tutti gli schieramenti questa campagna elettorale è partita in sordina. Complice, almeno in Sicilia, la difficoltà condivisa di rivolgersi agli elettori per la terza campagna elettorale consecutiva. Ma complici anche i malpancismi diffusi in tutte le forze politiche. È così che in casa Cinque Stelle i nemici della contentezza sono finiti, loro malgrado, con l’essere l’uscente Riccardo Nuti, non ricandidato per via dell’inchiesta sulle firme false, e Alberto Samonà, il giornalista palermitano inizialmente candidato al plurinominale e andato via sbattendo la porta in forte polemica coi vertici del movimento.

In casa LeU a non potersi di certo definire contento è Pino Apprendi, che poco dopo Mariella Maggio ha abbandonato il Pd nel corso della scorsa legislatura, aderendo invece a un percorso più orientato a sinistra, ma che, di fatto, è rimasto col cerino in mano. Tra i più votati (ma non eletto) alle scorse regionali, per lui nessuna candidatura, blindata o meno alla partita delle regionali.

Ma se tra questi nemici della contentezza un futuro politico è ancora immaginabile, ci sono invece mancate ricandidature che suonano quasi come un addio alle armi. È così per Giampiero D’Alia, che ha annunciato il suo saluto alla politica elettiva ufficialmente, dopo la candidatura di Pierferdinando Casini nelle liste dem. La débâcle delle regionali ha fatto accusare il colpo, così ecco l’addio di D’Alia alla partita delle politiche.

E se quello di D’Alia è un addio formale, appare sostanziale invece l’addio di Dore Misuraca dopo la mancata ricandidatura in Sicilia. Uno scivolone che secondo molti potrebbe comportare un allontanamento, almeno per un po’, dall’agone politico.

E poi c’è lui, il più nemico, tra i nemici delle contentezza. Beppe Lumia, parlamentare dem (prima deputato, poi senatore) dal 1994 al 2018. Stavolta, la campagna elettorale la guarderà dalla finestra. Lui, che nella scorsa legislatura era noto ai più come il senatore della porta accanto, questa volta è dovuto restare in attesa, dall’altra parte della barricata.

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