Catasto energetico della Regione chiuso, Confartigianato: “A rischio i controlli sulle caldaie”

Sono trascorsi due mesi dall’appello di Confartigianato Sicilia per la riattivazione del catasto energetico della Regione e ancora nulla è stato fatto. Così la categoria degli Impiantisti termoidraulici punta i piedi ed è pronta ad avviare una protesta mediatica senza precedenti.

Il portale da oltre tre mesi è fermo creando non pochi disagi agli impiantisti in regola che operano nelle nove province ma anche a tutta la cittadinanza che si appresta ad acquistare un immobile. Sul portale (dal nome “Sì energia”), infatti, venivano caricati tutti i dati delle manutenzioni effettuate sulle caldaie di enti pubblici ma anche di privati, oltre ai dati energetici degli appartamenti, indispensabili per il rilascio delle attestazioni di prestazioni energetiche, senza le quali si bloccano gli atti di compravendita.

“Tre mesi fa – spiega il presidente di categoria, Marco Spiaggia – avevamo sollecitato l’assessorato all’Energia su questa tematica. Speravamo che con il nuovo governo questo problema potesse essere affrontato e finalmente risolto e invece ad oggi non abbiamo neppure un assessore di riferimento. Chiediamo con forza al presidente della Regione, Nello Musumeci, attualmente assessore pro tempore all’Energia, un incontro per risolvere in tempi brevissimi questa situazione. Abbiamo già organizzato con i nostri impiantisti una protesta mediatica di spessore, che attueremo nei prossimi giorni se anche questo nuovo ennesimo nostro appello verrà ignorato”.

Il portale tre mesi fa è stato chiuso, in attesa di aprirne uno nuovo in grado di supportare tutta la mole di documenti. Ma non si capisce il perché, denunciano da Confartigianato, il vecchio non sia rimasto in uso fino all’avvio del nuovo sistema.

Il catasto termico ha anche l’obiettivo di contrastare i lavoratori abusivi. Infatti, sono autorizzati a caricare i dati delle manutenzioni, soltanto gli impiantisti in regola. Il portale inoltre può avere la funzione di controllo degli impianti sia pubblici che delle abitazioni private di tutta l’isola.
Con il catasto funzionante si aveva un monitoraggio sullo stato degli impianti, riducendo così sia gli incidenti che le emissioni in atmosfera.

Prima bastava caricare tutti i dati on line, adesso chi effettua gli interventi, deve compilare una documentazione cartacea, scannerizzarla e inviarla tramite mail in un ufficio dell’assessorato in attesa che venga valutata da chi di competenza, prima di ottenere il codice di verifica definitivo (si sfiorano i 20 giorni di attesa). In caso di errori, si attiva una procedura di comunicazione e correzione, con una perdita di tempo non indifferente. Caricando i dati sul portale, invece, la finestra di errore si apriva in automatico in caso di dati incompleti o scorretti, consentendo così un’operazione immediata e di sicura riuscita.

Ma anche l’invio delle mail adesso risulta sempre più farraginoso. “La modalità di trasmissione – denunciano gli impiantisti – cambia che da una settimana ad un’altra senza nessun avviso agli operatori del settore. Abbiamo chiesto agli uffici dell’assessorato di predisporre, pubblicandola sul sito, una nota informativa che fosse esaustiva ed esemplificativa sulle modalità di invio delle mail per le diverse tipologie di richieste, ma anche questa richiesta è stata ignorata”.

Così ancora oggi è bloccato un intero comparto, creando disagi non solo agli impiantisti ma anche a ingegneri, certificatori e notai in caso di atti di compravendita. Oltre alla riattivazione del portale, Confartigianato aveva anche chiesto l’avvio di una campagna di comunicazione sull’obbligatorietà dei controlli alle caldaie. “Un censimento fine a se stesso non serve – denunciano – se non vengono effettuati i giusti controlli”.

“La Regione – sollecita il nuovo presidente regionale di Confartigianato Imprese, Giuseppe Pezzati – deve assolutamente darci ascolto. Non possiamo accettare questo silenzio che si protrae da oltre due mesi. La nostra categoria degli impiantisti è in seria difficoltà e a rischio c’è la sicurezza degli impianti e di conseguenza anche delle famiglie”.

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