Trattativa Stato-mafia, Ingroia: “Stagione devastante”

“Venerdì si è chiusa la requisitoria dei pm della Procura di Palermo al processo Trattativa Stato-mafia. Rivendico con orgoglio di avere aperto l’indagine che ha dato luogo a questo processo, e di averla aperta sulla base delle risultanze di un’altra indagine (“Sistemi Criminali“) che ero stato costretto ad archiviare per l’insufficienza degli elementi di prova acquisiti ma con la consapevolezza che l’indagine sulla Trattativa, che ne nasceva, aveva in sé elementi che, se ben approfonditi, come è avvenuto, avrebbero portato ad un processo con alla sbarra imputati in carne ed ossa, della mafia e – soprattutto – dello Stato”.
“Di quello Stato complice della Mafia, e parimenti responsabile della stagione stragista ’92/’93 e dell’Accordo Stato-Mafia che ne seguì. Una stagione devastante di cui paghiamo ancora oggi le conseguenze. Una stagione che ha prodotto la nefasta e disgraziata “Seconda Repubblica”, e il desolante e disperante panorama politico di questi ultimi anni. Ne è una conseguenza anche quest’ultima infame legge elettorale che indurrà tanti italiani a non votare e che si appresta a strozzare definitivamente la nostra povera democrazia, nonostante la resistenza di pochi. I giudici della Corte d’Assise di Palermo, composta da magistrati e giudici popolari, deciderà – in nome del Popolo italiano – sulla colpevolezza o l’innocenza degli imputati. Ma il Popolo ha già condannato lo Stato italiano per la sua complicità con la mafia per i morti innocenti che ha seminato, ma anche per avere ucciso con la Trattativa la Democrazia nel nostro Paese. Trattare con la mafia stragista è un delitto politico che uccide la Democrazia. Condannare moralmente e politicamente ogni trattativa con gli stragisti è un dovere di ogni cittadino. Che va esercitato. In ogni modo lecito. Soprattutto nella battaglia morale, culturale, etica e politica per difendere ed affermare i principi della Costituzione, troppe volte offesa e deturpata. Dalla parte della Costituzione. Sempre”.
Lo scrive sulla sua pagina Facebook l’ex procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia.