Signore e signori, comincia la corsa

Ecco come i partiti si presentano ai nastri di partenza della corsa per i posti in Parlamento. E ovviamente non mancano polemiche e tensioni…

Chi ci crede, e ci crede davvero a questo giro, ha tirato fuori l’artiglieria pesante agli uninominali. Molti dei quali senza il paracadute del seggio sicuro in un collegio plurinominale. Gli altri, invece, si stracciano le vesti, litigano, si incolpano a vicenda, ma è innegabile che si potesse fare di più.

Molto si giocherà sui collegi uninominali, resi noti con ufficialità soltanto in serata dopo i rumors e le mezze conferme delle scorse settimane. Les jeux sont faits. I collegi uninominali determineranno non solo 19 scranni alla Camera e 9 al Senato, ma influiranno in termini percentuali anche sul proporzionale per l’elezione dei candidati ai collegi plurinominali. Una legge farraginosa, di difficile comprensione anche per gli addetti ai lavori, ma che di fatto lega indissolubilmente i candidati espressione dei territori con quelli inseriti invece nelle liste bloccate. In alcuni collegi sarà più dura che in altri, al netto del voto d’opinione che incide molto. La coalizione di centrodestra punta sull’ex presidente dell’Assemblea regionale, Francesco Cascio, sull’ex Ministro Saverio Romano, sull’ex assessore regionale, Ester Bonafede. E ancora, Gabriella Giammanco, Antonello Antinoro, Toni Scilla. Ma punta anche a fare breccia nell’elettorato dem, come nel caso della candidatura di Rosi Pennino, ex moglie di Davide Faraone. Restando all’interno della coalizione, anche la Lega porta a casa un risultato importante, con la candidatura a Palermo di Giulia Bongiorno.

I Cinque Stelle, dal canto loro, innestano al teorema dell’uno vale uno e delle “facce fresche”, un paio di volti noti, soprattutto nei collegi più ardui, come quello di Palermo Centro, dove l’artiglieria pesante ha il nome e il volto di Giorgio Trizzino, che nel capoluogo ha guidato con grande empatia l’hospice del Civico. Ma Trizzino non è l’unico volto noto, al suo fianco Steni Di Piazza, Francesco D’Uva, Aldo Penna.

Lasciano in molti militanti e simpatizzanti l’amaro in bocca le liste del Pd, tra le quali spiccano Mario Cicero, Teresa Piccione, Valeria Sudano, Fabio Venezia, Pietro Navarra, Nicola D’Agostino. Mentre l’ultima polemica (ultima soltanto in ordine cronologico) riguarda gli ultimi adempimenti burocratici, che per la prima volta non hanno avuto luogo nella sede del partito, ma nella segreteria di Davide Faraone, alla presenza degli uomini mandati da Renzi e Lotti. Ma a sollevare polemiche è stata anche l’adesione last minute di Leoluca Orlando, che piazza il fedelissimo Fabio Giambrone capolista a Palermo (con non pochi mal di pancia).

Non si fermano le polemiche, infine, sul fronte Liberi e Uguali, che schiera in posizioni molto probabili per l’elezione il leader Piero Grasso, l’ex segretario Cgil, Guglielmo Epifani e il deputato uscente Erasmo Palazzotto. Troppi big calati dall’alto, è la critica che viene mossa alla dirigenza del partito, al fianco di proposte che non convincono perché considerate troppo deboli e poco competitive.

Ma il dado ormai è stato tratto, le coalizioni hanno messo in campo le loro squadre e non resta che vedere in che modo sapranno giocarsi la loro partita. La campagna elettorale è ufficialmente iniziata.