Il grazie di Renzi su facebook e la stizza del Pd siciliano

Quasi una provocazione il messaggio del padre padrone dei democratici. Cracolici convoca la sua componente per affrontare in maniera collettiva il caso delle liste. Ma sempre di più si respira aria di scissione…

È arrivato forte e chiaro il ringraziamento di Matteo Renzi. Grazie a chi? Primo, astenersi dalle volgarità. Secondo, cominciare a ragionare. Il padre padrone del Pd lo chiarisce in un post su facebook che, specie in Sicilia, suona beffardo, quasi come una provocazione nei confronti di quella componente storica del partito che affonda le sue radici nei democratici di sinistra. Perchè in Sicilia se non si può parlare di pulizia etnica poco ci manca. Al grazie di Renzi non è seguita alcuna replica immediata, ma se il post aveva anche l’obiettivo di stanare il dissenso si può serenamente dire che ha raggiunto il suo scopo.
Fra poche ore Antonello Cracolici, che dell’area più a sinistra del partito è la voce maggiormente riconoscibile, ha convocato infatti una riunione della sua componente che tende ad arricchirsi giorno dopo giorno, dragando dal fondo del mare dem tutto il malcontento generato da una gestione del partito non troppo condivisa. “E’ più corretto che la questione sia affrontata in maniera collettiva, non mi sembra opportuno parlare adesso”, spiega Cracolici. “Il Pd ha perso il senso dell’essere un luogo politico plurale. Si sono cancellate storie percorsi: si tenta di chiamarlo “rinnovamento”, ma è semplicemente cancellazione delle differenze, delle storie e in particolare della Sinistra. Il ‘dopo 4 marzo’ – è lo sfogo a mezzo social dell’ex assessore all’agricoltura – rischia di presentarsi come il tempo di ulteriori divisioni e ulteriori addii. Ma chissà, forse in definitiva è quello che si vuole”.
L’ultimo caso è proprio quello della composizione delle liste. Sono stati lasciati a terra molti dei candidati estranei all’ortodossia renziana, tra cui alcuni uscenti vincitori delle primarie 5 anni fa e con alle spalle un solo mandato. È il caso, per esempio di Magda Culotta, sindaco di Pollina ed unica esponente del comprensorio delle Madonie.
E a questo si aggiunge che l’ingresso di Leoluca Orlando che ha portato in dote la candidatura di Fabio Giambrone come capolista non è certo vista di buon occhio da buona parte del partito. “Siamo alle solite – è l’eco che rimbalza dalle stanze del dissenso – succubi di Orlando e pronti ad accontentare ogni sua richiesta. In cambio di un consenso tutto da verificare e senza neanche il riconoscimento politico di presenze nella Giunta di Palermo. Vedrete, ad elezioni concluse, Orlando troverà il pretesto per rompere o renderci nuovamente marginali”.
C’è chi non esclude che dalla riunione convocata da Cracolici possa uscire qualcosa di più che un documento che sancisce la presa di distanza da Renzi e dal suo apparato siciliano fermamente nelle mani di Davide Faraone. Se non fosse così vicina la data di scadenza della presentazione delle liste non sarebbe da escludere un “ripensamento” a sinistra ed un approdo dai vicini di casa che hanno in Piero Grasso il capo condomino. Una soluzione chiesta a gran voce non soltanto da molti militanti ma adesso anche dagli esponenti di spicco dem di molte province. Perchè – e questo tanto Renzi quanto Faraone lo sanno bene – la protesta ormai è palese e diffusa ben oltre i confini di Palermo.