Orlando, è lotta fratricida in casa dem

Giuseppe Lupo accoglie la notizia con apprezzamento, Antonio Rubino chiede formalmente a Carmelo Miceli di convocare la direzione del Pd per discutere dell’ingresso di Leoluca Orlando in casa dem. È la storia infinita di quel che resta del partito democratico, che acquisisce pezzi nuovi, sì, ma in un contesto in cui la lotta fratricida non si è mai fermata.

Appena qualche giorno fa, alla direzione regionale del Pd, si sentivano recensioni vagamente ottimistiche rispetto a “un clima più disteso e più rispettoso del ruolo del segretario”. Evidentemente, Raciti e i suoi avevano cantato vittoria troppo presto. Neanche mezz’ora dopo la fine della conferenza stampa convocata dal primo cittadino del capoluogo, ecco due comunicati, invitati a distanza ravvicinatissima.

Il primo è di Lupo, che parla di una scelta “che conferma la centralità di un partito sempre più aperto e plurale, e rafforza il nostro progetto politico ed il radicamento nel territorio”.

Il secondo è di Rubino, che sembra quasi aver appreso la notizia dai giornali, parlando di “un fatto politico che merita un approfondimento immediato in seno al PD  di Palermo”. Il responsabile organizzazione in casa dem sottolinea che “non è la prima volta che Orlando annuncia questa scelta e le modalità con cui questo passaggio dovrà avvenire dovranno essere frutto di un dibattito condiviso all’interno del partito palermitano. Nulla in contrario a questa adesione: ma da annuncio di stampa facciamo in modo che diventi un fatto sostanziale e che tutto il partito possa sentirsene partecipe. In tal senso chiedo a Carmelo Miceli di convocare urgentemente la direzione provinciale”.

Di mezzo, ca va sans dire, ecco la promessa di Orlando di fare un rimpasto di giunta, ma soltanto dopo il voto. Uno schema che in casa dem (e non solo) si è già visto, in occasione delle regionali. E che, ad oggi, non ha portato alcun nuovo “ingresso politico” nell’esecutivo cittadino.