Guillaume Tell: un’opera tra Cupido e Kubrick, ma quella scena del terzo atto…

Due tra gli arcieri più famosi di cui possiamo avere memoria sono protagonisti in questa opera rossiniana: l’eroe svizzero Guglielmo Tell e Cupido, il fanciullo alato armato di arco e faretra piena di frecce.

La storia narra della liberazione del popolo svizzero dalla oppressione degli austriaci e dell’amore tra Arnold, figlio di Guglielmo, e Mathilde, una principessa asburgica a cui aveva salvato la vita. L’overture dell’opera in versione “accellerata”, ci riporta alla colonna sonora del film di Stanley Kubrick Arancia Meccanica, mentre il finale, alla musica che accompagnava il video di apertura trasmissioni Rai negli anni 70.

In occasione dei 150 anni dalla morte di Gioacchino Rossini, Palermo gli rende omaggio con l’edizione in lingua francese dell’opera il cui regista è Damiano Michieletto mentre l’orchestra è diretta dal maestro Gabriele Ferro.

Il lavoro messo in scena per la prima volta al Royal Opera House Covent Garden di Londra nel 2015, ottiene un burrascoso debutto non tanto per la trasposizione cronologica della  vicenda, del resto abituale e si potrebbe dire “organica” allo stile del quarantenne regista veneziano, quanto per una specifica scena del terzo atto, quella delle Danze (capolavoro dentro al capolavoro rossiniano) durante la festa paesana, che poi sfocia nel celebre episodio in cui Guglielmo Tell è costretto dagli invasori e oppressori della Svizzera a tirare una freccia alla mela posta sadicamente sulla testa del figlioletto. Nella versione di Michieletto la festa si trasforma ben presto in quella che i giornali inglesi  hanno descritto come una “prolungata, gratuita e realistica” scena di “gang rape”, ovvero di stupro di gruppo. L’abuso è commesso dai soldati asburgici guidati dal loro comandante Gesler, che usa la pistola non solo come arma, ma anche come giocattolo erotico, nella versione palermitana ancora più ridimensionata e casta.

Ottima la prova di tutti gli artisti che hanno regalato un meraviglioso spettacolo di 4 ore e 15 minuti inclusi gli intervalli, e che sono stati ricompensati da un lungo applauso da parte del pubblico presente che ha comunque manifestato, seppur in maniera sporadica, il suo dissenso al regista.