Piscina comunale, un assistente bagnante: “Non resta chiusa a causa nostra”

Abbiamo semplicemente deciso di fare valere il nostro contratto“. A parlare è uno degli assistenti bagnanti della piscina comunale di Palermo, l’impianto che per tutto gennaio rimarrà chiuso al pubblico nelle ore pomeridiane. Loro sono otto in tutto: cinque part time (a 25 ore settimanali), due ex Lsu (giusto qualcosa in più) e uno soltanto full time a 35 ore.

Chi parla non ci sta a far passare sé stesso e i colleghi per chi ha la colpa della chiusura dell’impianto sportivo. “Il contratto che abbiamo non ci consente di coprire l’intero orario di apertura della piscina, anche perché il regolamento prevede che siano garantiti due assistenti bagnanti per turno in ogni vasca. In attesa di avere aumentate il monte ore abbiamo fatto dei sacrifici, ma adesso basta. Inoltre i nostri contratti prevedono la copertura soltanto fino alle 14.30. Ci siamo anche accollati dei rischi pur di mantenere aperto l’impianto, ora però abbiamo deciso di non proseguire”, afferma l’assistente bagnante.

Una presa di posizione che non è arrivata all’improvviso, ma dopo che a dicembre in bilancio non si sono trovati i fondi per aumentare il monte di ore lavorative per coloro che full time non sono: “Abbiamo deciso di fare valere il contratto dopo che i sindacati ci hanno comunicato che l’amministrazione comunale non ha i fondi per aumentare le nostre ore di lavoro”, dice. “In verità, era stato trovato il modo di reperire i soldi con un emendamento presentato da Ugo Forello del Movimento 5 Stelle, ma non c’è stata la volontà politica di destinarli all’aumento ore da parte dell’amministrazione comunale”.

Secondo un protocollo firmato sia dall’amministrazione comunale che dalle società sportive, queste ultime avrebbero dovuto garantire l’assistenza bagnanti nei week end, ma a questo intento non è stato dato seguito. E su questo punto, l’assistente bagnate della piscina ha qualcosa da dire: “Non si può escludere che il semplice protocollo non basti a garantire il servizio e sia, invece, necessaria un’altra soluzione. Io e i miei colleghi ci chiediamo, inoltre, a che titolo sarebbero svolte le nostre mansioni. Peraltro – prosegue – l’orario previsto dal protocollo per cui l’assistenza dovrebbe essere fornita dalle associazioni sportive non prevede l’ingresso al pubblico alla piscina”.


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