La morte di Daniele, la crisi di coscienza e la ricerca della verità: fermare le indagini è negare giustizia – VIDEO

Cancellare quel giorno di maggio di 4 anni fa non sarà mai possibile, è la croce che la famiglia di Daniele Discrede porterà per tutta la vita. Il figlio che non c’è più, il marito e il padre che non c’è più, il fratello che non c’è più e poi le immagini della telecamera di vigilanza che raccontano la rapina mortale che ha cancellato l’esistenza di quel gigante di 183 centimetri che anche quando ha visto la morte dritta dritta in faccia ha solo pensato a difendere la sua piccola figlia che gli stava accanto.

Quelle immagini che ancora oggi accompagnano il racconto di Vito su quel fratello che era sempre stato ben più di un fratello, più di un amico, per dirla tutta il modello a cui ispirarsi al netto di una diversità di carattere che li portava ad avere la stessa anima ma non l’identica maniera di affrontare la vita.

Vito senza Daniele è riuscito a trovare il coraggio per non odiare ma anche le forze per gridare il suo sdegno per una verità che mai è venuta a galla nella sua interezza. Ha utilizzato la tv nazionale e ogni mezzo di comunicazione per chiedere aiuto affinché i killer di Daniele fossero smascherati, ha fatto sit in davanti al tribunale, si è fieramente opposto alla richiesta di archiviazione delle indagini. Onora così la memoria di Daniele chiedendo un atto di giustizia che è lontana assai da quella vendetta che talvolta – e non è il suo caso – si insinua nella mente come un tarlo e ti fa perdere di vista la realtà più nefasta: la persona che ami non tornerà più e concedendo spazio all’odio muori anche tu giorno dopo giorno.

La battaglia di Vito ha altre sfumature, ha i crismi della richiesta di giustizia, cercata con ogni mezzo e mai ottenuta. Sull’omicidio di Daniele tante piste, nessuna certezza e mille supposizioni. Il commando non era formato da balordi improvvisati, tutti i componenti erano armati e con il colpo in canna, sebbene appare chiaro che la situazione è sfuggita loro di mano tanto da esplodere 7 colpi, di cui 3 andati purtroppo a segno, per scippare la borsa dell’incasso. Quei colpi che hanno spezzato la vita di Daniele, cosciente per circa 40 minuti e capace di raccontare la dinamica dell’agguato. E poi spirato in ambulanza. Doveva essere una rapina, è stato un omicidio e questo è il motivo per cui mai una mezza dichiarazione è trapelata da parte dei tanti sospettati sui quali sono state concentrate le indagini in questi anni. Del resto, un omicidio, anche nell’ipotesi del preterintenzionale, porta una condanna vicina ai 30 anni, più che su un pentito bisognerebbe sperare in una vera e propria crisi di coscienza. Ad oggi mai una soffiata, mai una mezza ammissione, le regole non scritte di queste indagini che giocano contro: se il caso non si risolve nei primi 6 mesi diventa tutto più difficile. E arriva il momento in cui si alza bandiera bianca, stop alle indagini e l’omicidio di Daniele corre il rischio di restare senza colpevole. Ciò che Vito e la sua famiglia non possono e non vogliono accettare.

 


Cronologia eventi omicidio Daniele Discrede

 

  • Il 24 maggio 2016 sabato alle ore 21.35 Daniele sta per chiudere con sua figlia Asia di anni 8 la sua attività di vendita bibite nel quartiere Passo di Rigano a Palermo; una Citroen C4 si ferma davanti al cancello, scendono 2 uomini incappucciati: uno ferma Asia che stava vicino al cancello, l’altro armato si dirige verso l’ufficio. Daniele, che nel frattempo aveva preso la moto, li affronta; ne nasce una colluttazione, Daniele viene ferito e derubato della borsa. I malviventi fuggono.
  • È lo stesso Daniele da terra a dare l’allarme con la figlia accanto; arrivano i soccorsi e la polizia, alla quale Daniele dà indicazioni precise sull’accaduto. Ha tre colpi addosso: morirà durante il tragitto per l’ospedale.
  • Le indagini vanno in tutte le direzioni; dopo un paio di giorni, scartate le piste di pizzo o similari, prende sempre più corpo l’ipotesi di una rapina finita male. Gli inquirenti sono fiduciosi per i primi rilievi.
  • La famiglia e i conoscenti si mettono immediatamente a disposizione degli inquirenti.
  • A un mese dall’accaduto, nasce un Comitato spontaneo “Giustizia e verità per Dani” che organizza una commemorazione sul luogo dell’eccidio.
  • A Natale 2014 la mamma di Daniele, Angela, fa un appello attraverso la stampa e le tv affinché se qualcuno sappia o abbia visto qualcosa collabori in qualsiasi forma crede. Inoltre la famiglia e i collaboratori più stretti di Daniele chiedono alla Procura di Palermo di vedere i video del circuito chiuso aziendale per un eventuale aiuto; la famiglia scrive una lettera al Pm che segue l’indagine e al PG Lo Voi.
  • Maggio 2015: arriva il primo anniversario. Le indagini continuano ma non producono effetti. Il fratello Vito scrive al Presidente della Repubblica Mattarella e al sindaco di Palermo invitandoli alla fiaccolata commemorativa ed esprimendo fiducia nei confronti delle istituzioni. Il Presidente risponde con un messaggio dell suo segretario; il sindaco partecipa alla commemorazione. Oltre alla fiaccolata, si organizza un manifestazione per i bambini del quartiere.
  • Le indagini continuano ma appaiono a un punto morto. L’avvocato della famiglia reitera la richiesta di incontro col Pm da parte dei familiari. A dicembre 2015 un gruppo di parenti e amici manifesta sotto il Palazzo di giustizia di Palermo chiedendo un coinvolgimento piuù attivo nelle indagini. L’avvocato della famiglia riceve rassicurazioni dalla Procura sullo svolgimento e continuazione delle investigazioni e un coinvolgimento maggiore.
  • Marzo 2015: la famiglia Discrede contatta e partecipa a “Chi l’ha visto” facendo un appello alla cittadinanza e alle istituzioni. Sul caso sembra calato il silenzio più assoluto.
  • Maggio 2015: dalla Procura silenzio assoluto. Si organizzano delle iniziative per ricordare Daniele. Tra tutte, la scuola media da lui frequentata, la “Emanuela Setti Carraro”, nelle giornate delle legalità in ricordo del Giudice Falcone ospiterà i familiari per raccontare quest’amara esperienza e una fiaccolata che arriva sul luogo dell’omicidio.
  • Aprile 2016: appello alla trasmissione Rai “I fatti vostri“.
  • Maggio 2016: seminari presso la scuola media “Emanuela Setti Carraro” di Palermo, in occasione del giorno della memoria al Giudice Falcone.
  • 24 maggio 2016: fiaccolata sul luogo dell’omicidio e torneo per i ragazzi del quartiere. Il sindaco va a casa a trovare la mamma di Daniele.
  • Luglio 2016: dopo due anni e mezzo, il pm Petrigni convoca il fratello e la madre di Daniele in Procura. Riferisce l’esito nullo delle indagini e la prossima, non essendoci novità, probabile richiesta di archiviazione.
  • Gennaio 2017: la Procura con atto del mese di dicembre (16) preannuncia la richiesta di archiviazione che arriva formalmente a febbraio.
  • Marzo 2017: c’è l’opposizione della famiglia alla suddetta richiesta.
  • aprile2017: Rai Uno e la giornalista siciliana Giovanna Cucè dedicano uno speciale a Daniele sull’onda di alcune efferate rapine avvenute nel periodo.
  • Maggio 2017: la fiaccolata nel terzo anniversario della scomparsa di Daniele diventa un appello al quartiere e alla città tutta e alle istituzini, Procura inclusa. La città tace, la Procura archivia e qualcuno sa: “Rompiamo il Silenzio!”, questo lo slogan. Sul luogo dove Discrede è caduto va in scena un concerto Gospel e una piece che vede Daniele arrivare da San Pietro dopo tre anni di limbo.