La marcetta su Roma

C’è un plotone di possibili candidati che aspira ad un posto utile per tentare di conquistare una poltrona nei Palazzi che contano. Da Stancanelli a Giambrone, passando per gli ex amici di Alfano ed i nuovi seguaci di Piero Grasso. Forza Italia e Partito Democratico alle prese con problemi di abbondanza…

La lista si allunga ogni giorno di più, una sorta di viaggio della speranza per assicurarsi un futuro politico. C’è chi è stato un turno fermo saltando l’appuntamento delle Regionali di novembre e chi invece ha programmato con cura la chance di sedersi sugli scranni dei Palazzi che contano. Il prologo di quella che si potrebbe definire una vera e propria marcetta su Roma. Un plotoncino che ha già avviato le grandi manovre, ognuno sulla propria sponda di appartenenza, per vincere le residue resistenze di segreterie che sono inondate da candidature plurime e sponsorizzazioni che arrivano dalle parti più disparate. Perché le liste principali dei due schieramenti sanno di doversi aprire alle ospitalità figlie di patti su base regionale. In Sicilia, per esempio, dove finiranno gli uomini di Nello Musumeci? In questo caso c’è qualcosa di più che una supposizione: sarà Giorgia Meloni ad aprire le porte dei Fratelli d’Italia ai seguaci del governatore siciliano. Il grande favorito è Raffaele Stancanelli, coordinatore regionale di Diventerà Bellissima, e braccio destro di Musumeci. Peraltro il comune passato nel Movimento Sociale prima e in Alleanza Nazionale dopo, rende più che compatibile l’ospitalità.

Più ritorno a casa che ospitalità nei casi dei tanti che hanno lasciato Angelino Alfano e avendo un buon seguito elettorale sono più che appetibili per tentare un cappotto simile a quello del 2001. E parliamo di Francesco Cascio e Giuseppe Castiglione seguiti a ruota da Simona Vicari: ipotizzabile soprattutto per il primo la presenza in Forza Italia, più difficile per gli altri due che hanno beneficiato nella legislatura appena conclusa di posti di governo con il centrosinistra.

Poi c’è un altro gruppo che non ha problemi di appartenenza ma che attende risposte per avere la certezza di essere della partita. Prendiamo il presidente di Gesap, la società che gestisce l’aeroporto di Palermo: si scrive Fabio Giambrone si legge Leoluca Orlando. C’è un mezzo accordo con il Partito Democratico, ma oggi salire su quella barca non è detto che sia una soluzione gradita all’uomo del sindaco. Anche perché poche sono le garanzie che il Pd è in grado di offrire e difficilmente Giambrone accetterebbe il rischio del collegio uninominale.

I grandi rebus del Pd riguardano, tuttavia, altri nomi. Il primo è quello di Rosario Crocetta per il quale l’unica certezza sembra essere il posto nel divano di casa sua. Nessuno lo vuole anche se c’era una mezza promessa risalente a questa estate. E l’ex governatore, a dire il vero, con grande dignità sta accettando il triste destino. Quasi come Beppe Lumia, suo compare di merende per 5 lunghissimi anni e in attesa di capire se il Pd gli butterà una ciambella di salvataggio dopo averlo costretto all’operazione Megafono alle precedenti Politiche per superato limite di mandati. Oggi il Pd potrebbe proporgli di tentare la sfida dell’uninominale e non è detto che il senatore, ancora in possesso di un buon seguito non finisca per accettare.

Da valutare, sempre in casa Pd, le posizioni di Bruno Marziano (Siracusa), Giacomo Di Giacinto (Palermo), Giovanni Panepinto (Agrigento), Mario Alloro (Enna), Michele Cimino (Agrigento), Angelo Villari e Marco Forzese (Catania) e di Giuseppe Picciolo (10.000 presenze a Messina con Sicilia Futura a novembre). Se passerà il principio che nei collegi bisognerà schierare candidati radicati nel territorio, in lizza ci saranno anche loro.

Forza Italia dovrà porsi il problema di 2 big rimasti fuori da Palazzo dei Normanni che rappresentano un pezzo della storia del partito in Sicilia: Santi Formica e Nino Germanà. Soprattutto per il secondo si parla di una presenza nel plurinominale, risarcimento per il mancato ingresso nel governo regionale.

Liberi e Uguali ha una“vertenza” aperta, proveniente dal territorio ragusano. Nel fascicolo c’è il nome del compagno Francesco Aiello, un pezzo della storia comunista di quelle parti, pronto a giocarsi l’ennesima partita portando in spalla la bandiera di Piero Grasso.