Maxi infornata di portaborse all’Ars? Micciché mette i paletti

Il Presidente dell’Ars Gianfranco Micciché non potrà intervenire direttamente per limitare quella che qualcuno pensa si possa configurare come una maxi-infornata di portaborse all’Assemblea regionale siciliana. Questo perché serve una modifica alla legge che da quest’anno in prima applicazione concede ai deputati regionali un extra budget per l’assunzione di collaboratori con contratti di lavoro subordinato. E allora Micciché prova a fissare dei paletti e invia una nota ai presidente dei gruppi parlamentari.

Con la nota li esorta “nelle more della completa definizione della materia anche con riferimento alla misura dei contributi”, a osservare due principi: chiunque venga assunto deve svolgere mansioni qualificate per i gruppi e deve percepire una retribuzione adeguata ai compiti.

Micciché, dunque, prova la manovra di contenimento, e lo fa chiedendo di assumere gente poco professionalizzata in ruoli che non risultano essere collegati al funzionamento dei gruppi parlamentari. Niente gratifiche a galoppini, insomma, né a portatori di voti. Almeno in linea di principio.

Scrive Micciché nella nota inviata ai presidenti dei gruppi: “Si ritiene dovere raccomandare che i soggetti contrattualizzati utilizzando i contributi in qualità di dipendenti del gruppo siano chiamati a svolgere unicamente compiti e mansioni coerenti alla natura del gruppo e per fa fronte alle esigenze di funzionamento dello stesso; percepiscano, entro il limite del contributo erogabile, una retribuzione adeguata ai compiti e alle mansioni svolte da ciascun lavoratore, fermo restando quanto previsto dalla normativa interna per il personale dei gruppi cosiddetto stabilizzato”. Il presidente dell’Ars, nella premessa, si richiama “alle perplessità manifestate da alcuni dei presidenti dei gruppi in ordine all’attuazione della disciplina relativa al contributo erogato ai gruppi per l’acquisizione del proprio personale”.