Camera con rissa

Altro che quote rosa, in casa Pd la rivendicazione ha un “tocco” femminile. E la questione dei collegi per Montecitorio è l’occasione per discutere sul ruolo delle donne nel partito

Rosa, ma non troppo. Tornano i dibattiti interni ai partiti in vista della costruzione delle liste elettorali e torna il tema della partecipazione delle donne alla vita del Paese. È così anche in casa Pd dove, certo, i toni si sono ridimensionati rispetto alle scorse settimane, ma si fa fatica a immaginare quanti spazi potranno ritagliarsi le donne, al di là dell’alternanza di genere imposta dalla legge.

In soldoni, dei dieci biglietti che verosimilmente il Pd staccherà dalla Sicilia alla volta di Montecitorio, quanti andranno alle donne in casa dem? “Io azzardo – ammette Alice Anselmo, già capogruppo Pd all’Ars nella scorsa legislatura – che non più di due su 10 eletti saranno donne”. Insomma, l’80 per cento degli eletti sarà composto da uomini. “Ma solo – aggiunge Anselmo – per non dire il 100 per cento. Se fosse davvero il 100 per cento, ci sarebbero da farsi tante, tante domande”.

Le donne rivendicano maggiori spazi, mentre all’interno del partito cova ancora sotto la cenere il tema della candidatura di Daniela Cardinale, figlia del leader di Sicilia Futura e deputata dem uscente. “Capisco i problemi che ci sono nei territori – ammette Valeria Sudano, già parlamentare regionale e in pole per una candidatura alle politiche del 4 marzo -, purtroppo ci sono tantissime divisioni, che vanno al di là del caso Daniela Cardinale. Tra le varie componenti ci sono stati problemi in ogni provincia e questo è quello che ha portato al disastro delle regionali. Credo che il caso di Daniela Cardinale non sia che la punta  dell’iceberg. Però non si può non considerare che Sicilia Futura ha portato alle regionali 100 mila voti e credo sia normale che quel movimento abbia uno spazio adesso. Anche noi, come Articolo 4, eravamo un movimento che poi ha aderito al Pd. E siamo rimasti una squadra unita, anche sacrificando il nostro tempo libero in mezzo alla gente. Il risultato di Luca Sammartino dimostra però che la gente ha capito e ci ha premiato per il lavoro fatto”.

Ma per una Daniela Cardinale che viene accusata dal territorio di essere stata assente in questi anni, ecco invece Magda Culotta, sindaco di Pollina e parlamentare uscente, che accoglie la sfida dell’uninominale e si dice pronta al confronto diretto sul collegio. “Non ho paura – racconta – di correre in questa competizione, pur sapendo che sicuramente il Pd rispetto a quello che c’è in campo può partire svantaggiato, ma sono convinta che possiamo interpretare le esigenze del territorio meglio di altri”.

Secondo Bruno Marziano gli uninominali sono come le olimpiadi, si va per partecipare, non per vincere. “Probabilmente è così, ma se tutti la pensiamo così, allora il Pd non si presenta”. Insomma, quasi una anti-Daniela Cardinale. “Sono modi diversi di vivere la politica” taglia corto Culotta, ammettendo di essere amica della figlia del leader di Sicilia Futura.

Ma se, insomma, le previsioni non sono troppo incoraggianti rispetto alle probabilità di elezione delle donne dem, ecco che l’eurodeputata Michela Giuffrida lancia il guanto di sfida al suo partito: “Ieri al tavolo dei relatori non sedeva neanche una donna? È vero. Ma sarà il prossimo congresso ad equilibrare la situazione. Credo che le donne possano e debbano dare un apporto concreto. Qualcuno lo ha detto in direzione, le donne sono più pragmatiche, sono tenaci, se puntano l’obiettivo lo raggiungono. Le donne del Pd lo sono ancor di più, bisogna valorizzare la loro presenza e sono convinta che al prossimo congresso ci riusciremo”.

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