Stipendi d’oro, Micciché ai vescovi: “Si informino meglio”

Se è reale il loro interesse nei confronti delle azioni che la politica intende intraprendere per aiutare chi vive in povertà, i vescovi siciliani si informino direttamente con chi ha questa responsabilità, anziché lanciare strali attraverso comunicati stampa”. Gianfranco Micciché interviene a gamba tesa nel dibattito sui tetti agli stipendi, replicando al documento della Conferenza episcopale siciliana, nel quale i vescovi dell’Isola hanno espresso “convinta condivisione alla denuncia di quanti, anche presbiteri, hanno evidenziato la distanza tra il sentire della nostra gente e le prospettive di chi è interessato a salvaguardare i privilegi economici di pochi burocrati, a discapito di chi non ha un livello di vita dignitoso”.

“Per parte loro – sostengono ancora i vescovi nel documento – le Chiese di Sicilia assicurano che continueranno a venire incontro alle diverse povertà, nelle forme suggerite localmente dalla fantasia della carità, utilizzando anche le risorse derivanti dai fondi dell’otto per mille che i contribuenti destinano alla Chiesa Cattolica”.

Nel documento, i vescovi hanno inoltre ricordato la figura di don Luigi Sturzo, sottolineando come “il suo esempio e il suo pensiero debbano spronare tutti, cittadini, amministratori e politici, a una visione alta della politica quale atto di carità verso il prossimo”.

Secondo Micciché, invece, “il documento dei vescovi siciliani non tiene conto del primo incontro dell’amministrazione con le sigle sindacali dell’Ars, alle quali è stato proposto di mantenere i tetti stipendiali uguali a quelli percepiti fino allo scorso 31 dicembre. Non ci sarà, cioè, nessun aumento contrattuale ed eventuali nuovi assunti avranno stipendi ridotti”.

Insomma, secondo il primo inquilino di Sala d’Ercole, “i vescovi siciliani farebbero bene a informarsi, prima di lanciare accuse generiche alla politica. Anche per non ingenerare confusione nella campagna elettorale già iniziata per il rinnovo del Parlamento nazionale”.