Elezioni RSU aprile 2018, Salvo Altadonna: “No alla mercificazione del sindacato e delle sue funzioni”

Salvo AltadonnaCome per le elezioni politiche, anche in una campagna elettorale per le RSU (per le quali si andrà al voto il 17/18 e 19 aprile 2018) l’ago della bilancia, molto spesso, è determinato da come si orienteranno i delusi e gli incerti, che però sanno perfettamente da cosa deriva la loro incertezza e da cosa precisamente sono delusi.
Uno di questi è Salvo Altadonna, docente di palermitano da sempre impegnato nelle battaglie per la rivendicazione dei diritti dei lavoratori della scuola e del miglioramento complessivo del sistema scolastico nazionale.
Lo abbiamo raggiunto per sapere come si orienterà, in questa tornata per il rinnovo delle RSU, chi come lui ha da tempo un atteggiamento critico verso i sindacati.

Altadonna, lei non hai mai avuto una tessera sindacale, ma questo, negli ultimi 15 anni, non ti ha impedito di essere sempre presente sui temi più caldi che riguardano il mondo della scuola. Non riconosci al sindacato una funzione necessaria?
Assolutamente sì. Il Sindacato è stato e resta lo strumento privilegiato per la vita non solo dei lavoratori di un comparto ma per quella, direi, degli equilibri democratici del Paese.

Allora perché tanto impegno al di fuori delle strutture sindacali?
Ciò in cui io e molti altri colleghi non ci siamo più rivisti ed identificati è la gestione sindacale degli ultimi tre lustri. Intendendo, da un lato la progressiva perdita di alcune prerogative di rivendicazione in cui il lavoratore era davvero protagonista. Un esempio per tutti è lo sciopero ad oltranza. Da quando non è più tra gli strumenti che il sindacato ed il lavoratore possono insieme utilizzare non ho più scioperato. Il perché è semplice, due giorni (massimo previsto dalla legge di sciopero continuato) in meno in busta paga incidono molto sul bilancio familiare e molto poco sulle scelte dei governi (il 5 maggio 2015 docet).
Io sono pronto, come credo molti altri lavoratori della scuola, a rinunciare ad un’intera mensilità sapendo che 30 giorni consecutivi di sciopero mettono in ginocchio un settore costringendo qualsiasi governo non all’ascolto ma a decise flessioni. Questo non lo dico io ma proprio la storia del Sindacato.
D’altra parte la degenerazione del concetto stesso di Sindacato che da strumento di concertazione e da camera intermedia di compensazione tra chi Governa e chi vive il Paese reale, è divenuto in molte esperienze, nate da scissioni o da vere e proprie SPA, luogo di ricatto velato e di individualismi spinti all’eccesso.

Quest’ultimo concetto sembra avere tutta l’aria di una vera e propria denuncia.
Certo, molto volentieri. Non dobbiamo nasconderci dietro un dito. Partiamo facendo l’identikit del lavoratore medio della scuola oggi e di converso avremo quello del sindacato incancrenito: corsi a pagamento per acquisire punti e posso sulla mia esperienza personale garantire l’assenza di impegno necessario per il conseguimento di questi titoli; ricorsi per le più svariate motivazioni, legittime o meno basta che se ne abbia vantaggio personale; conseguente tesseramento a “sindacaticchi” per usufruire di sconti su corsi e ricorsi; obbligo di rinnovo di tessere sindacali pena la decadenza del patrocinio sui ricorsi.
Questo stato di cose, per chi lavora nel mondo della scuola, è l’ovvietà. Molto semplicemente, qualcuno negli ultimi anni si è nascosto dietro la forma sindacato per celare la sostanza di speculatore dei diritti e dei bisogni di lavoratori, questi ultimi hanno però nel contempo cambiato natura, da categoria a singoli l’un contro l’altro armati.

Cosa pensa che faranno, alle prossime elezioni RSU, tutti quelli che la pensano così?
Posso dire cosa farò io. Voterò un sindacato confederale nonostante le storiche criticità espresse. Ho sempre detestato l’idea dell’astensionismo che lede i principi fondamentali della democrazia fosse anche quello di potersi lamentare il giorno dopo. CGIL, CISL e UIL hanno mantenuto una struttura statutaria ed un impianto gestionale che si rifà al Sindacato con la S maiuscola e per come la vedo non manca quindi la struttura ma le persone che miglio interpretino quel mandato. Non voglio generalizzare ed essere frainteso. So che sono molti i colleghi che avendo delle prerogative sindacali lavorano giornalmente in modo proficuo ma è indubbio che sono altrettanti i quadri dirigenziali che ne vanificano gli sforzi.
Voterò un Confederale perché un conto è sforzarsi di rinnovare un luogo che ha per statuto norme democratiche, un altro è aderire coattamente o per necessità divenendo il ventre molle di un’intera categoria al solo fine di arricchire le speculazioni e le divisioni.
Chi precisamente voterò dipenderà anche dal confronto con i colleghi e gli ATA. Considero la condivisione delle scelte una prerogativa irrinunciabile.