Bando per progetti da 10/20 milioni di euro su ricerca e sviluppo. Protesta per mancate autorizzazioni da parte delle università

Il bando è di quelli che fanno gola a molti.  Il contributo per ciascun progetto va da 10 a 20 milioni di euro. Una dotazione finanziaria complessiva da 125 milioni di euro, inserito nel PO FESR Sicilia 2014-2020 (Azione 1.2.3), per il “supporto alla realizzazione di progetti complessi di attività di ricerca e sviluppo su poche aree tematiche di rilievo e all’applicazione di soluzioni tecnologiche funzionali alla realizzazione delle strategie di S3 (da realizzarsi anche attraverso la valorizzazione dei partenariati pubblico-privati esistenti)”. La scadenza è il prossimo 18 gennaio 2018 a mezzogiorno, cioè domani.
Così l’allarme arriva da numerosi ricercatori universitari, che denunciano “una preoccupante situazione dentro le tre principali università siciliane, Palermo, Messina e Catania”, dove i rettori starebbero, secondo alcuni docenti, “rifiutando di firmare le autorizzazioni a partecipare all’avviso pubblico”.
“Si tratta – sottolinea un gruppo di docenti di Medicina delle tre università – di una palese violazione delle regole del bando e chiediamo alla Regione di bloccare la procedura, prorogare la scadenza, convocare i rettori e chiarire loro le regole”.

I progetti vanno presentati all’assessorato regionale alle Attività produttive da un raggruppamento temporaneo che comprenda almeno dieci partner: cinque imprese (tra grandi o PMI); tre organismi di ricerca; altri due soggetti, tra: incubatori, PST, aziende sanitarie, distretti tecnologici. Il soggetto capofila può essere una “grande impresa” o un organismo di ricerca/università.

La possibilità di questi cospicui finanziamenti aveva già creato qualche mal di pancia dentro l’Ateneo palermitano lo scorso luglio, quando il Rettore, Fabrizio Micari, aveva inviato una nota ai docenti, informandoli della pubblicazione dei bandi, definita nella missiva “un’occasione fondamentale per l’acquisizione di risorse per le attività di ricerca e sviluppo del nostro Ateneo ed è quindi assolutamente auspicabile la massima e qualificata partecipazione dei Colleghi ai bandi”.
“Si ritiene tuttavia – si legge ancora nella nota, datata 19 luglio – di dover evidenziare un paio di aspetti connessi a tale partecipazione, sulla scorta di quanto verificatosi in precedenti, recenti occasioni”. Intanto il Rettore invitava i docenti interessati alla partecipazione al bando a verificare “l’affidabilità economico-finanziaria dei partner privati coinvolti” per evitare”problemi successivi nel corso del progetto o addirittura al momento della chiusura e della rendicontazione finale”.
Ma c’è di più. Micari ricordava anche ai docenti il “Regolamento in materia di regime delle incompatibilità per i professori e i ricercatori dell’Università degli Studi di Palermo e sui criteri e le procedure per il rilascio dell’autorizzazione allo svolgimento di incarichi esterni”.
Insomma, Micari non ci girava attorno: la partecipazione ai bandi è “importante e assolutamente auspicabile, ma all’interno di unità di ricerca Unipa; la collaborazione con altre unità di ricerca facenti capo ad istituti di ricerca pubblici o privati è naturalmente benvenuta, purché tali unità siano composte da personale dei medesimi istituti”.
“Viceversa – era il monito del Rettore -, la partecipazione di ricercatori Unipa ad unità di ricerca di altri istituti, con conseguenti vantaggi di carattere economico o di altro genere per questi ultimi, determina una condizione di conflitto di interessi, anche nel caso dell’opzione da parte del docente per il regime di tempo definito. Si specifica pertanto che tali attività extra-istituzionali, anche nel caso siano svolte a titolo gratuito, non sono evidentemente autorizzabili”.
Già a luglio, a seguito della lettera di Micari, “sono emerse delle preoccupazioni” in sede di collegio dei direttori di dipartimento. Oggi, a distanza di sei mesi e con la scadenza del bando fissata per domani, quelle preoccupazioni sono diventate una vera e propria protesta, con tanto di richiesta al governo di posticipare i termini di scadenza del bando.

Ma dall’Ateneo palermitano fanno sapere che “da parte dell’Università c’è stata la massima diffusione del bando, l’iter istruttorio è stato più ampio e partecipato possibile. Tra l’altro – aggiunge Livan Fratini, delegato alla gestione operativa delle attività di ricerca dell’Ateneo ed ai rapporti di ricerca con l’UE – non ci sono arrivate lamentele formali. Stiamo completando l’iter istruttorio secondo quanto previsto dal bando, c’è tempo fino a domani”. Intanto i privati che rischiano di restare fuori dal bando stanno valutando gli elementi per presentare ricorso.

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