Acqua e rifiuti, Sicilia al collasso

Bloccati gli investimenti sul sistema idrico, discariche in emergenza: ecco cosa aspetta Alberto Pierobon, il nuovo assessore di Nello Musumeci.

È il proverbiale cane che si morde la coda. Nello Musumeci ha incontrato ieri a Palazzo d’Orleans i nove prefetti per fare il punto sull’emergenza rifiuti e sulla situazione delle discariche, ha incontrato Alberto Pierobon, il tecnico “di alto profilo” indicato dall’Udc per la delega all’assessorato all’Energia, lavora incessantemente per far sì che le strade siciliane non si trasformino a stretto giro in una gigantesca discarica a cielo aperto. E però è appunto il proverbiale cane che si morde la coda. Perché l’assessorato di viale Campania a Palermo va riformato da cima a fondo. E la gestione del servizio idrico non è di certo un tema meno emergenziale di quello dei rifiuti. Senza piani d’ambito, di fatto, non si può procedere alla programmazione degli interventi infrastrutturali legati alla rete idrica.

Per capire dove si siano inceppati gli ingranaggi della macchina amministrativa, bisogna fare un passo indietro e guardare alla legge sull’acqua approvata dall’Assemblea regionale nel 2015, successivamente stralciata in alcune parti ritenute incostituzionali dalla Corte Costituzionale. Di fatto la norma di riforma del settore metteva in liquidazione i vecchi Ato e istituiva le Ati, i nuovi ambiti territoriali per la gestione del sistema idrico integrato. Ma nel frattempo il vecchio governo era in scadenza e le elezioni regionali erano ormai alle porte, per cui ad aprile del 2017 l’ex assessore Vania Contrafatto firmava una circolare nella quale dava 6 mesi tempo ai Comuni per costituire le Ati, insediare la nuova governance e approvare i piani d’Ambito, attraverso i quali far partire poi i bandi per individuare i gestori del servizio.

Quei sei mesi sono scaduti alla fine di novembre 2017. Nel frattempo, con l’insediamento del nuovo governo si è andati un po’ a rilento. “Ma a dicembre – ammettono dal dipartimento acque – abbiamo chiesto alle Ati lo stato dell’arte”.

Alcune società hanno già risposto, per il quadro regionale bisognerà attendere ancora qualche settimana. Sta di fatto che, se alcune Ati hanno comunque insediato le nuove governance, nessuna ha ancora pronto il piano d’ambito. E senza programmazione, tutto il resto rimane bloccato, dai fondi già individuati nel patto per il Sud fino ai finanziamenti europei. Tutto fermo. Reti idriche, ammodernamento fognario, manutenzione delle dighe, depuratori. Tutto bloccato. E chissà se Alberto Pierobon abbia già chiaro che oltre ai rifiuti, c’è un universo da riformare, dalle parti di viale Campania.