Istat, Pil in ribasso in Sicilia. Cgil: “Il problema sono le politiche di sviluppo”

L’ultimo bollettino dell’Istat (Istituto nazionale di statistica) di fine dicembre, con i dati definitivi del Pil (Prodotto interno lordo) del 2015 e del 2016, vedono la Sicilia in netto ribasso rispetto alle stime che si erano fatte e sulle quali la Regione aveva basato le proprie previsioni. Nel 2015 la Sicilia è caduta in recessione, con il Pil a -0,1% a fronte di di una stima del +0,2%, mentre nel 2016 il dato definitivo vede un +0,9% a fronte di una previsione del +2.1%. Dati allarmanti per i conti della Regione, con il dipartimento Economia che dovrà valutare l’impatto sul bilancio, con la paura di un nuovo buco.

“I dati Istat definitivi del Pil 2015 e 2016, in ribasso rispetto alle previsioni, ci fanno dire che è giunto il momento di creare una rottura vera col passato e di ripensare a un nuovo modello per la Sicilia”, ha commentato il segretario regionale della Cgil Sicilia, Michele Pagliaro. “Riteniamo che l’impegno del governo debba concentrarsi ora sul come attivare subito le risorse dei Fondi europei 2014-2020 e quelle dei Patti, con nuove strategie che tengano conto dell’analisi di impatto che tali spese avranno per l’economia dell’Isola”.

“Alla luce della situazione data – sottolinea Pagliaro –  è indispensabile che l’approvazione del Def  avvenga quanto prima, in largo anticipo rispetto alla presentazione del bilancio e della legge di stabilità, per approfondire il dibattito e avere chiarezza sulle linee strategiche che il governo attende adottare. A tal fine chiediamo l’apertura in tempi rapidi del confronto con le parti sociali perché il bilancio di una regione è un bilancio politico che deve tenere conto di tante problematiche aperte: quelle occupazionali, quelle relative al diritto alla salute, alla povertà e alla disabilità per citarne qualcuna, della necessità di procedere rapidamente ad alcune riforme”.

Pagliaro ritiene “fuorviante e inopportuno” l’approccio del nuovo governo ai temi economici, che, dice,  “antepone alle analisi la dichiarazione che non si possono rispettare gli impegni del precedente e dell’attuale governo (si ricordi la cancellazione del bollo auto) perché c’è un disavanzo di 5 miliardi“. Si tratta infatti – sostiene la Cgil – di entrate cancellate relative ai residui attivi che il decreto legislativo sull’armonizzazione dei bilanci degli enti ha stabilito che venissero cancellati e reiscritti annualmente in un fondo attraverso un ammortamento trentennale, per rendere più trasparente la contabilità del settore pubblico allargato”.  Secondo Pagliaro, per il quale “l’accordo con lo Stato doveva portare a qualche risultato in più” ora “occorre guardare al problema economico finanziario in un’ottica complessiva, avendo chiaro che le soluzioni devono inscriversi in una visione strategica che punti allo sviluppo produttivo e al rilancio dell’economia e del lavoro. Ora – conclude il segretario della Cgil – diventa fondamentale il confronto per un’analisi approfondita dello stato dei conti e l’individuazione delle opportune soluzioni”.

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