Anniversario della morte di Giuseppe Di Matteo, il verbale shock di Vincenzo Chiodo

L’11 gennaio del 1996, la mafia uccideva, sciogliendolo nell’acido, Giuseppe Di Matteo, figlio tredicenne del collaboratore di giustizia Santino, uno dei più efferati omicidi che Cosa Nostra abbia mai commesso nella sua storia. Era l’estremo tentativo dei boss di far tacere il padre del ragazzino che stava facendo dichiarazioni sulla strage dI Capaci, in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Riproponiamo di seguito un brano delle dichiarazioni di verbale del pentito Vincenzo Chiodo, tra i suoi carcerieri, che racconta le fasi dell’uccisione del piccolo e dello scioglimento dell’acido del corpicino.

“Si, allora già eravamo nella stanza, io ho aperto la porta…, ho fatto pure fatica ad aprire la porta perché era quasi arrugginita, perché giù c’era molta umidità…, c’era sempre la condensa del corpo che stava chiuso senza avere un’aria … come in altre case. Allora io ho detto al bambino – io ero ancora incappucciato – ho detto al bambino di mettersi in un angolo cioè vicino al letto, quasi ai piedi del letto, in un angolo con le braccia alzate e con la faccia al muro. Allora il bambino, per come io gli ho detto, si è messo di fronte il muro, diciamo, a faccia al muro. Io ci sono andato da dietro, ci ho messo la corda al collo. Tirandolo con uno sbalzo forte, me lo sono tirato indietro e l’ho appoggiato a terra. Enzo Brusca si è messo sopra le braccia inchiodandolo in questa maniera (incrocia le braccia) e Monticciolo si è messo sulle gambe del bambino per evitare che si muoveva. Nel momento della aggressione che io ho buttato il bambino giù e Monticciolo si stava avviando per tenere le gambe, gli dice “mi dispiace”, rivolto al bambino, “tuo papà ha fatto il cornuto”. Nello stesso momento o subito dopo Enzo Brusca dice “ti dovevo guardare meglio degli occhi miei”, dice, “eppure chi lo doveva dire?”, queste sono state le parole diciamo al bambino.
Io mi ricordo il bambino, cioè me lo ricordo quasi giornalmente la faccia, diciamo, mi ricordo sempre, ce l’ho sempre davanti agli occhi. …Il bambino non ha capito niente, perché non se l’aspettava, non si aspettava niente e poi il bambino ormai non era.. come voglio dire, non aveva la reazione più di un bambino, sembrava molle, … anche se non ci mancava mangiare, non ci mancava niente, ma sicuramente.. non lo so, mancanza di libertà, il bambino diciamo era molto molle, era tenero, sembrava fatto di burro…, cioè questo, il bambino penso che non ha capito niente, neanche lui ha capito, dice: sto morendo, penso non l’abbia neanche capito. Il bambino ha fatto solo uno sbalzo di reazione, uno solo e lento, ha fatto solo quello e poi non si e` mosso più, solo gli occhi, cioè girava gli occhi … A me poi mi sono cominciate tremare le gambe ed io ho lasciato il posto a Monticciolo, che lui mi ha detto di andare anche sopra, dopo che però il bambino penso che già era morto perché si vedeva che già gli occhi proprio al di fuori… vedevo la bava che gli usciva tutta dalla bocca. Ed io sono uscito, nell’attimo che stavo andando sopra a vedere se c’era movimento strano … e ho visto il Monticciolo che tirava forte la corda e con il piede batteva forte nella corda per potere stringere ancora il cappio, nella corda… Ho preso un pochettino d’aria, sono risceso e ho detto a Monticciolo “dammi di nuovo a me la corda” e il Monticciolo dice “va beh, lascia stare”, finché poi il bambino già era morto. Enzo Brusca ogni tanto si appoggiava al petto del bambino per sentire i battiti del cuore, quando ha visto che il bambino già era morto mi ha ordinato Enzo Brusca a me “spoglialo”. Io ho spogliato il bambino e il bambino era urinato e si era fatto anche addosso dalla paura di quello che abbia potuto capire, diciamo, o è un fatto naturale perché è gonfiato il bambino. Dopo averlo spogliato, ci abbiamo tolto, aveva un orologio al polso e tutto, abbiamo versato l’acido nel fusto e abbiamo preso il bambino. Io l’ho preso per i piedi e Monticciolo e Brusca l’hanno preso per un braccio, l’uno, cosi`, e l’abbiamo messo nell’acido e ce ne siamo andati sopra. Andando sopra abbiamo lasciato il tappo del tunnel socchiuso per fare uscire il vapore dell’acido che usciva… Quando siamo saliti sopra Enzo Brusca e Monticciolo mi hanno baciato, dicendo che mi ero comportato.. come se mi avessero fatto gli auguri di Natale o chissà…., complimentandosi per come mi ero comportato… Siamo entrati dentro la casa dove avevamo cenato prima, così, eravamo lì, abbiamo fumato una sigaretta, si parlava così. Poi dopo un po’ Enzo Brusca mi dice “vai sopra, vai a guardare che cosa c’è, se funziona l’acido, se va bene o meno. Io ero un soldato, io eseguivo.. io ho condiviso sempre le scelte di Brusca e le scelte degli altri, io mi sento responsabile, io non voglio.. cioè non voglio incolpare altri e discolpare la mia persona, io mi sento responsabile come è responsabile Brusca e tutti, io mi sento responsabile diciamo, anche se io posso dire che era meglio se non succedeva il discorso del bambino e non succedeva che io ero presente in quella situazione, cioè questo, e non lo auguro a nessuno, diciamo, né primo, né chi ne ha fatto uno, né chi ne ha fatto due, né chi ne ha fatto tre, perché io non lo so se i miei figli mi possono a me perdonare. Prima il Presidente me lo diceva, io a volte non ho il coraggio di guardare i miei figli. Io ci sono andato giù, sono andato a vedere lì e del bambino c’era solo un pezzo di gamba e una parte della schiena, perché io ho cercato di mescolare con un bastone e ho visto che c’era solo un pezzo di gamba … e una parte.. però era un attimo perché sono andato.. uscito perché li` dentro la puzza dell’acido … era.. cioè si soffocava lì dentro. Poi siamo andati tutti a letto a dormire, abbiamo dormito lì. Monticciolo mi ha detto che alle 5 lo dovevo chiamare perché lui se ne doveva andare; abbiamo dormito tutti e tre assieme nello stesso letto matrimoniale che avevamo nella stanza lì”.


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