Soccorso 118, il mistero delle idromoto scomparse

Sei moto d’acqua per il soccorso marino acquistate nel 2012 dal 118, di cui non si sa più nulla. Un’interrogazione dei Cinquestelle nel 2015 per sapere dove siano finite, senza esito. Angela Foti, M5S, chiede ora chiarezza sulla vicenda all’assessore alla Sanità Ruggero Razza

Oltre settantamila euro di spesa, un’interrogazione parlamentare e un esposto alla Corte dei conti che non hanno avuto seguito. E quel filo conduttore che lega la vecchia alla nuova legislatura. Il primo assessore a relazionare la situazione alla commissione parlamentare di merito è stato Ruggero Razza, che ieri mattina – prima della maratona programmatica di Sala d’Ercole – ha incontrato i componenti della commissione Sanità per esporre le prime idee da mettere in atto, dalla rimodulazione della rete ospedaliera alla medicina del territorio. Ma Razza ha anche ascoltato quello che i deputati componenti della commissione avevano da dirgli. E arriva proprio dalla parlamentare pentastellata Angela Foti, il caso delle moto d’acqua acquistate nel 2012 dalla Seus, la società consortile interamente partecipata da enti pubblici regionali che gestisce il servizio di emergenza-urgenza (insomma, il 118). Idromoto operative sembra soltanto negli anni immediatamente successivi. Già nel 2014 e nel 2015, stando all’accesso agli atti fatto dai Cinque Stelle alla Seus, i mezzi non sarebbero stati utilizzati. Anche nelle estati 2016 e 2017 pare che le 6 moto d’acqua da soccorso con barella ed accessori per il 118 Sicilia siano rimaste ferme: “il servizio di soccorso acquatico espletato dalla SEUS SCpA non risulta attivo nelle località balneari dove esso era previsto”, afferma l’interrogazione . “Oltre alla spesa dell’acquisto – ha spiegato Foti -, la Seus per la messa a regime del soccorso acquatico ha dovuto farsi carico dell’adeguata formazione di 25 operatori soccorritori con patente nautica, brevetto di bagnino e abilitati a guidare idromoto da 130 cavalli; al costo di 400 euro per ogni corsista”.
Insomma, pur non essendo costato negli ultimi anni un solo euro in più, le idromoto da qualche parte sono, gli operatori formati anche, ma il servizio resta al palo. Anzi, al molo.
Ho appreso della vicenda soltanto adesso – ha ammesso l’assessore Razza – dovrò documentarmi e capire il da farsi. Nei prossimi giorni cercherò di avere chiaro cosa sia successo e soltanto allora sapremo anche come muoverci”. [segue]