Allegra ma non troppo: l’addio a Repubblica e la morte della satira in Sicilia

Ecco perché si conclude il matrimonio tra il vignettista e il quotidiano nazionale. Cammarata e Orlando, Cuffaro e Miccichè nella sua galleria di macchiette di carta. “Tornerò alla pittura, urgenza anarchica dell’anima…”

Vignetta di Gianni Allegra su Vittorio SgarbiNiente più colazioni con la sua matita, assai sarcastica e beffarda più che allegra. Si conclude con un romantico post su facebook la bella storia tra Gianni Allegra e il dorso siciliano del quotidiano La Repubblica. Se vogliamo, va in vacanza non sappiamo sino a quando la satira nei quotidiani, perché con il dovuto rispetto tutto il resto è noia, al confronto roba da giornalino di provincia se non da inserto parrocchiale. Un pezzo di storia del giornalismo siciliano va in archivio, un matrimonio che si interrompe e non in maniera inaspettata.

La riforma grafica del giornale ha tagliato lo spazio dedicato a quella vignetta che per anni ha dato a molti di noi lo stimolo in più per andare in edicola. Del resto sono tempi tristi quelli in cui i giornali, anche quelli nazionali e di blasone, si fanno con un budget ridotto all’essenziale e la satira – come prima di essa la fotografia – oggi appare quasi superflua.

Nel post d’addio Allegra prova a sdrammatizzare e lo fa con classe e intelligenza. Ci racconta le regole del mestiere più sporco del mondo in una maniera così limpida che è più corretto che attingiate alla fonte piuttosto che leggervi la nostra sintesi.

Ho disegnato satira per trentacinque anni. Potrei dire che ne ho abbastanza. Ma non è così. La satira, è una mia…

Pubblicato da Gianni Allegra su Domenica 7 gennaio 2018

Ci conforta sapere che la matita di Allegra non andrà in pensione e che dopo averla ben temperata sarà utilizzata per raccontare altre storie. Chi ha avuto la fortuna di conoscere Gianni nella sua precedente vita probabilmente apprezzerà questo ritorno al passato, alla passione pittorica e alle graphic novel. Che poi di ritorno al passato non si tratta perché tavolozza e pennelli hanno fatto parte della sua vita quotidiana anche in questi lunghi anni impiegati prevalentemente a rubarci la risata più amara, quella con cui ammettere a denti stretti che la sua vena dissacrante ha sempre avuto diritto di cittadinanza anche quando per decenza sarebbe stato più opportuna la messa al bando.
Leolook - Leoluca Orlando, sindaco di Palermo - Vignetta di Gianni AllegraAllegra non è mai stato cinico e disincantato come l’inarrivabile maestro Altan, né sfrontato e aggressivo come Ellekappa, ma di entrambi ha saputo cogliere l’essenza della costruzione raffinata della vignetta che mai deve essere scontata e neanche riservata agli addetti ai lavori. Diretta, essenziale, radicata nel vissuto. Tra macchie (d’inchiostro) e macchiette ha segnato come e più di un editoriale giornaliero la storia recente della Sicilia e di Palermo. Il Cammarata senza volto, Orlando tutto ciuffo, il Miccichè gonfiato ad elio e poi Cuffaro, Crocetta e via scorrendo i tristi eroi di quest’epoca ancor più triste.

La spariamo grossa? Gianni Allegra è stato in questi ultimi 20 anni uno dei pochissimi intellettuali partoriti da questa terra, libero nel pensiero, lontano da caste, padroni e padrini. Non è così? Lasciateci dire che è almeno uno di quelli con cui sarebbe auspicabile trascorrere una sera non banale davanti ad un bicchiere di rosso. Detto questo, per farvi capire il tipo, la nostra odierna conversazione ha avuto queste basi: “Non ho soltanto chiuso con Repubblica, in realtà vorrei chiudere con la satira. Tornerò alla pittura, niente capita per caso”. “Non farmi vittima e non fare di Repubblica il carnefice. Desidero fortemente raccontare e dedicarmi ai progetti che più mi appassionano. Alla satira ho dato tanto e ho ricevuto abbastanza. La pittura sarà un ritorno alle urgenze anarchiche dell’anima”.

Le urgenze anarchiche del’anima… Come si fa a non amare un uomo che riesce a comporre una simile riga. Sarà così e rispettiamo le sue urgenze, ma porca zozza, ci manca già la sua matita Allegra.

Due anni fa. Ma anche prima del Risorgimento, Palermo soffriva di munnizzite.

Pubblicato da Gianni Allegra su Domenica 9 aprile 2017

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