Posavec e Monachello, eroi in maglia rosa

Al 33’ della ripresa Trajkovski dribbla come sa e fila dritto verso il cuore dell’area granata. Uno pensa: “Ha un bel tiro, ora staffila a rete”, e invece, lui vede col terzo occhio, di cui dispongono solo i giocatori veri, che Monachello si è smarcato sulla destra e non aspetta altro che il suo assist. Che arriva puntuale, anche se, trafelato, sta piombando su di lui il rude Bernardini. È un istante, un batter di ciglia: sta tutto lì, in quel metro di spazio, che può essere suo o di Monachello. La rabbia è la stessa, entrambi vogliono quel pallone, uno per spazzarlo via, l’altro per infilarlo in rete. Arriva prima l’ex atalantino: quasi in scivolata e di sinistro – il suo piede – a filo d’erba lo piazza tra il palo e la mano protesa di Adamonis, in tuffo disperato.

È il 2-0 del Palermo, è il sigillo sul risultato. È la vittoria che sancisce l’inutilmente bello, eppur gratificante, titolo di “Campione d’inverno”. Ma è soprattutto un momento speciale, bello e luminoso come una giornata di sole, di Gaetano Monachello, classe 1994, di Palma di Montechiaro, una vita spesa in giro per il mondo ad inseguire il sogno di diventare un campione.

A diciotto anni Gaetano era già un globe-trotter del pallone: prima Metalurn Donec’k, poi Momaco, poi Olimpiakos, poi il rientro in Italia, alla Virtus Lanciano. E ai suoi primi gol “nostrani”, otto, in trentacinque partite. Poi l’Atalanta, che, fucina di nuovi talenti qual è, fiuta il colpaccio. E quindi il Bari e la Ternana, dove subisce l’ennesimo grave infortunio, che sembra spezzarne precocemente la carriera.

Qualcuno sta leggendo e si starà chiedendo: “Tutta qui, la partita con la Salernitana? Tutta in questo gol, pur bello, di Monachello?”.

Certo che no. La partita ha “raccontato” una storia avvincente fra due squadre di valore, nessuna delle quali si è risparmiata, pur di far propria la vittoria.

La Salernitana, com’è tipico delle squadre “ammaestrate” da mister Colantuono, entra in campo che sembra avere il sangue agli occhi ed è subito scontro cruento fra Posavec in uscita bassa e lo scarpino maligno di Rossi.

Bell’approccio, non c’è che dire, Colantuono non si smentisce mai, sappiamo bene quale voglia di rivalsa nutra da anni nei confronti del Palermo o, meglio, del suo patron, che a suo tempo lo licenziò, poi lo richiamò e infine lo licenziò di nuovo.

Anche se il clima in campo è polare per la temperatura, il soffio gelido della tramontana e per gli spalti ancora desolatamente semideserti, la partita è una mina che può esplodere da un momento all’altro e l’arbitro Minelli di Varese non mi pare abbia polso e “aire” da dominarla com’è necessario.

Così fioccano le ammonizioni ai danni dei focosi giocatori granata, che, uno dopo l’altro, si avventano sugli avversari e spesso più che alla palla mirano alle caviglie. In pochi minuti vengono ammoniti Vitale, Minala e Zito. Quest’ultimo per proteste reiterate perché, rimasto appiedato per uno scontro di gioco, Trajkovski ha tagliato il campo da destra verso sinistra cogliendo solo soletto Chochev davanti ad Adaminis. E portando, così, in vantaggio, il Palermo.

1-0 e palla al centro ma l’operatore Sky si sofferma sul primo piano di Colantuono che platealmente batte le mani verso l’arbitro, nei confronti del quale pronuncia a raffica sempre lo stesso bisillabo: “BRA-VO!… BRA-VO!… BRA-VO!”. Da ammonizione o addirittura da espulsione se solo Minelli non vantasse nient’altro se non l’eleganza della sua corsa e dei suoi gesti.

La partita si arroventa ancora di più e la Salernitana non si arrende per così poco, anzi si getta all’attacco in cerca dell’immediato pareggio, che sfiora con un sinistro radente dai venticinque metri di Vitale. Palla velenosa perché deviata da uno stinco di Struna con Posavec ormai battuto. Per fortuna il proietto sfiora il palo alla sua sinistra.

Conoscendolo, mi figuro un Colantuono trasecolato arringare la sua truppa con un furore tale che, al confronto, il famoso: “Al mio segnale, scatenate l’inferno!” del “Gladiatore” di Ridley Scott, è la chiusa di un sermoncino da collegio di suore. Il prode Stefano avrà loro ringhiato: “Basta fare le signorine, dovete inseguire ogni palla, a costo di morirci!”.

La mia, ovviamente, è una traduzione dal romanesco di Colantuono, che, uomo sanguigno e allenatore dai metodi spartani, sicuramente nel chiuso degli spogliatoi avrà “caricato” i suoi giocatori alla battaglia per la battaglia.

E infatti, al rientro la Salernitana pare attraversata dalla corrente elettrica al massimo voltaggio. Si avventa nell’area rosanero e guadagna subito due angoli di fila. Ma al 6’ rimane in dieci per l’espulsione per doppio fallo di Vitale, uno dei suoi giocatori più forti.

Tutto fatto, dunque, ora gliene facciamo un altro paio e chiudiamo i conti? Macché! Il calcio non è scienza esatta, undici contro dieci e quindi partita finita… Infatti i granata non retrocedono di un millimetro, anzi si avventano ancora di più e al 20’ forse – e sottolineo forse – pareggiano: fallo di Struna su Rodriguez (subentrato a Rossi al 17’ p.t.). Sulla parabola ad effetto di Zito, si avventa di testa Bocalon e piazza un proiettile nell’angolino destro. Posavec, in volo d’angelo, si getta e sfiora con la mano sinistra. Che, a occhio, sembra dentro il “cavo” della rete. Con un guizzo felino, Posavec inchioda quella palla (“ballerina”, dopo la sua lieve deviazione) sulla linea della porta. Minelli dà un’occhiata verso il guardalinee che tiene la bandierina abbassata. Non è gol.

La paura rimette le ali al Palermo e a Coronado, che fin lì ha giocato a sprazzi (l’assist del gol) ma che, da quel “gol-non-gol”, cambia registro e finalmente prende in mano le redini del gioco e il Palermo torna di nuovo a comandare la partita, com’è giusto che sia, vista anche la superiorità numerica. Risorge anche Trajvkoski, anche lui off line a inizio ripresa. Insieme, quei due sono capaci di rivoltare la partita come un calzino , la Salernitana viene spazzata via e già sappiamo del 2-0 di Monachello, ma non della sua corsa sfrenata verso la panchina per gettarsi fra le braccia del dottor Francavila, medico sociale, che lo ha rimesso in sesto.

Chiude, infine, Jajalo, con un sinistro (sic) quasi dalla linea di fondo, su assist (quanti ne ha fatti in partita!) di Coronado.

Poi le solite menate delle interviste Sky con la bella Diletta Leotta (dalle curve supersoniche che farebbero girare la testa anche a chi la testa non ce l’ha) la quale si concede il “lusso” (le virgolette sono tutt’altro che casuali) di tenere in piedi Tedino ad aspettare le spigolature svenevoli del trio Ciofani, Donnarumma e Caputo.