Opera Pia Ruffini: i dipendenti presentano vertenza all’Ispettorato del Lavoro

Continua lo scontro tra i lavoratori e i vertici dell’Opera Pia Cardinale Ernesto Ruffini: dopo la protesta davanti alla sede di Confindustria Sicilia dei 42 dipendenti dell’istituto, sostenuti dalla Cisl, arriva ora la vertenza che l’avvocato dei dipendenti ha presentato all’Ispettorato del Lavoro a seguito dell’avvio delle procedure di licenziamento.

Una vertenza che accusa i vertici dell’Opera Pia Ruffini e lo stesso Vescovo di Palermo, Corrado Lorefice, di gravi irregolarità nella gestione del personale, soprattutto per quel che riguarda il modo in cui sarebbe stato tentato il passaggio dal contratto full time a quello part time.

Qui di seguito la lettera inviata dall’avvocato Leonardo Giglio all’Ispettorato al Lavoro:

“La volontà palesata dai vertici dell’Opera Pia Cardinale Ernesto Ruffini, nel corso delle riunioni sindacali ed amministrative tenutesi nel corrente anno, è sempre stata di ridurre di un sesto il costo del personale.

Lo strumento proposto dall’Ente datoriale, negli incontri tenutisi con le OO.SS. e i rappresentanti dei lavoratori, per il conseguimento del detto risultato, era la trasformazione dei rapporti di lavoro individuali da full time a part time.

L’Ente datoriale ha sempre rivendicato in quegli incontri la propria natura di ente pubblico e che, per tale ragione, sarebbe risultato indispensabile ottenere da ciascun lavoratore la personale richiesta di trasformazione del proprio contratto di lavoro con inserita la clausola del nuovo orario di lavoro stabilito dalla datrice in 30 ore settimanali.

Va detto, ad onore del vero, che l’Ente datoriale ha sempre preteso che fossero tutti i lavoratori a formulare e sottoscrivere la richiesta di trasformazione del contratto di lavoro subordinato da full time a part time; che accettassero, nell’anno 2018 il pagamento, soltanto, di otto mensilità su tredici – in esse comprese quelle già maturate nel corrente anno –; in caso contrario, avrebbe avviato la procedura di licenziamento collettivo dell’intera forza lavoro per cessazione dell’attività.

I lavoratori dipendenti dell’Opera Pia Cardinale Ernesto Ruffini sono stati informati personalmente dal Vescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice, Presidente dell’Ente, che qualora non fossero stati sottoscritti i nuovi contratti di lavoro individuale nei suddetti termini e condizioni, da parte dell’intera platea dei lavoratori, sarebbero state avviate le procedure per il loro licenziamento collettivo e cessati i servizi erogati dall’ente.

Questi i fatti avvenuti negli ultimi sei mesi del corrente anno.

§

(Per i non addetti ai lavori) Va evidenziato che la disciplina del contratto di lavoro part time può essere chiesta soltanto dal lavoratore dipendente con contratto full time; non la può pretendere/imporre il datore!

Detta forma contrattuale consente, indubbiamente, al datore di lavoro di modificare non soltanto la disciplina oraria – vedasi clausole flessibili – ma anche la distribuzione delle ore di lavoro nell’arco della giornata e della settimana secondo quelle che sono le proprie esigenze organizzative; inoltre, consente al datore di lavoro di ottenere un considerevole risparmio sul costo assicurativo/previdenziale – a discapito del lavoratore – nel senso che il calcolo dei contributi avviene, in tale caso, derogando le disposizioni di cui alla legge 389/1989 di conv. del d.l. 338/1989 che prevedono per i contratti full time quale base imponibile i minimi retributivi previsti dal contratto collettivo.

Sostanzialmente, nel nostro caso, l’Opera Pia Cardinale Ernesto Ruffini intendeva eludere la suddetta disposizione normativa, inderogabile per il datore di lavoro nei termini sopra esposti, attraverso la dissimulata richiesta (volontaria) che i lavoratori avrebbero dovuto formulare sotto il minacciato pericolo di perdere il loro posto di lavoro ove non si fosse proceduto alla trasformazione unanime dei rapporti di lavoro individuali da full time in part time.

§

A questo punto, è di tutta evidenza che l’unica proposta di riduzione dell’orario di lavoro – che tale possa definirsi – è quella formalizzata dalla RSU in sede sindacale ex art. 4 l. 223/1991 presso Sicindustria alle date del 29.11 e del 14.12.2017.

§

Sempre, per i non addetti ai lavori, la citata proposta costituiva una misura alternativa al prospettato licenziamento collettivo e veniva formulata nella sede competente; il datore di lavoro avrebbe dovuto esaminarla ed eventualmente motivare il proprio rigetto.

È accaduto, viceversa che il datore di lavoro ha respinto la proposta dichiarandola tardiva – veicolando attraverso i mezzi di informazione di massa – un falso ideologico.

Non è affatto rispondente al vero che era troppo tardi essendo la procedura di licenziamento collettivo, a tutt’oggi, ancora aperta.

Va sul punto precisato che la condotta datoriale non si è distinta per esemplarità, chiarezza, trasparenza e lealtà nei rapporti intrattenuti con i propri lavoratori dipendenti avendo taciuto i propri intendimenti sulle progettualità future, sulle chieste garanzie anche di natura fideiussorie invocate dai lavoratori a fronte dei considerevoli crediti maturati a titolo di retribuzioni e contributi previdenziali non corrisposti e versati, di stabilità dei rapporti di lavoro e sulla natura giuridica dell’ente datoriale.

Le suddette evidenze – di segno contrario – trapelano dai comunicati stampa diffusi che mistificano la realtà, confondono l’opinione pubblica, impressionano e condizionano di certo la provenienza e l’autorevolezza che solitamento per communio opionio si attribuisce e riconosce all’Autorità Vescovile ridotta ad esercizio subdolo e sottomesso al potere temporale.

La qualificazione giuridica dell’Opera Pia Cardinale Ernesto Ruffini quale impresa privata che gestisce servizi pubblici con affidamenti diretto da parte della P.A. – scelta implicita – trapela finalmente con l’avvio della procedura di licenziamento collettivo, tanto da trovare conferma nelle parole del proprio legale rappresentante nell’incontro sindacale del 14.12.2017: cade, a questo punto, il velo delle molteplici apparenti “verità” raccontate.

§

Costituisce fatto incontestabile che l’Opera Pia Cardinale Ernesto Ruffini negli anni trascorsi e per ultimo nel corrente anno ha sempre indirizzato all’Assessorato Regionale della Famiglia delle Politiche Sociali e del Lavoro, istanze tese ad ottenere, ai sensi della legge regionale 26.07.1982, n. 71 e successive modificazione ed integrazioni, il contributo “per la corresponsione degli emolumenti al personale dipendente di ruolo legittimamente assunto anche ai fini dell’art. 1, comma 10, della l.r. n. 25/2008 e per i relativi oneri riflessi derivanti dalla applicazione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro vigente per il comparto Enti Locali e delle autonomie locali”.

Paradossalmente, non retribuisce i propri dipendenti dal mese di dicembre 2016 pur continuando a ricevendo le prestazioni lavorative mensili da parte dei medesimi sino a tutt’oggi.

Le richieste di contributo sono state reiterate pur dopo l’intervento dei giudici del lavoro del Distretto della locale Corte di Appello cui il legale rappresentante dell’Opera Pia Cardinale Ernesto Ruffini fa riferimento nel verbale dell’incontro sindacale del 14.12.2017 secondo cui “l’autorità giudiziaria, sia in primo grado sia in appello, si è espressa attraverso numerosi provvedimenti sancendo la natura privatistica dell’Ente ed assoggettando quest’ultimo all’applicazione del regime dei licenziamenti del settore privato”.

Verosimilmente, il legale rappresentante dell’Ente intende riferirsi alla sentenza resa dal Tribunale di Palermo sezione lavoro n. 2163/2014 nella parte in cui afferma che “ deve ritenersi la natura privata della convenuta, poiché, sulla scorta della normativa statale del D.P.C.M. 16.02.1990, emesso in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale n. 396/88, con cui la Corte dichiarava la illegittimità costituzionale della legge 17.7.1890 nella parte in cui non prevedeva che le IPAB regionali o infraregionali potessero continuare a sussistere assumendo personalità giuridica di diritto privato, essa non presenta le caratteristiche proprie di quelle pubbliche, come emerge chiaramente dalla lettura dell’atto costitutivo e dello statuto […] persegue indirizzi religiosi, è presieduta dall’Arcivescovo pro-tempore dell’Arcidiocesi di Palermo, promuove iniziative e attività informate ai principi cristiani secondo l’insegnamento e le direttive religiose, morali e sociali della Chiesa Cattolica Apostolica Romana e realizza le finalità statutarie tramite le rendite del suo patrimonio e i proventi delle varie attività esplicate, come fa una istituzione privata di assistenza con ispirazione religiosa, ai sensi dell’art. 1, comma 6, D.P.C.M. 16.02.1990”.

È chiaro che quanto meno dal novembre 2016 (sentenza Corte di Appello di Palermo sezione lavoro del 27.10.2016, RG 1650/2014 sent. 982/2016) l’Opera Pia Cardinale Ernesto Ruffini avrebbe dovuto dotarsi del Libro Unico del Lavoro da cui era esentata fintanto che permaneva nello status giuridico di ente pubblico; per cui, da tale data avrebbe dovuto consegnare ai propri lavoratori dipendenti – facendosi interprete di un percorso di legalità e trasparenza – le buste paga riportanti le voci retributive maturate, ancorché non potute corrispondere e non corrisposte, riferite alle mensilità da dicembre 2016 a dicembre 2017 oltre quelle riguardanti le due tredicesime maturate nei predetti due anni, così pure avrebbe dovuto per senso di legalità e giustizia morale prima ancora che laica effettuare le denunce uniemes all’INPS, ed inoltre provvedere al versamento dei contributi previdenziali maturati e dovuti sulle predette mensilità.

Nulla di tutto ciò ha fatto!

I miei assistiti invocano la giustizia terrena, che vengano svolte le opportune indagini, che vengano tutelati i diritti di credito e prestate idonee garanzie da parte dei responsabili apicali dell’Ente datoriale, che vengano garantiti i diritti e la dignità di lavoratori, stanchi di continuare ad ascoltare incoerenti omelie e discorsi pubblici che confliggono con i più sacri valori dell’uomo: la dignità ed il rispetto dell’altro.

Grazie

Per i lavoratori Leonardo Giglio, avvocato”.