Trump taglia fondi Onu dopo voto contro Gerusalemme capitale d’Israele

Washington presenta il conto all’Onu, dopo la sonora bocciatura della decisione Usa di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele. Un taglio di 285 milioni di dollari di fondi all’Onu come rappresaglia per la risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite con cui ben 128 paesi hanno approvato la richiesta di rivedere la decisione del presidente Donald Trump. 35 gli astenuti, solo 7 paesi hanno votato contro la bocciatura, oltre Usa e Israele: Honduras, Togo, Guatemala, Palau, Micronesia, Isole Marshall, la Repubblica di Nauru.
La risoluzione dell’Onu ”afferma che ogni decisione e azione che mira ad alterare il carattere, lo status o la composizione demografica della Città Santa di Gerusalemme non ha effetto legale, è nulla e non è valida”.

Apertamente minaccioso era stato l’intervento dell’ambasciatore Usa all’Onu, Nikki Haley: “Questo voto farà la differenza su come gli americani guarderanno l’Onu e i Paesi che ci mancheranno di rispetto. Ricorderemo questo voto”.

Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu aveva replicato: “Uno Stato membro delle Nazioni unite ha minacciato tutti gli altri membri, è stato chiesto a tutti di votare ‘no’ per non affrontare conseguenze. Questo è bullismo. Non ci lasceremo intimidire”.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Gerusalemme è la capitale di Israele, qualunque sia il risultato del voto all’Onu e che la sua sorte non può essere decisa da un negoziato. Gerusalemme fu occupata dall’esercito israeliano nel 1967, durante la Guerra dei sei giorni.

Il portavoce del presidente palestinese Abu Mazen: “Continueremo i nostri sforzi all’Onu e nelle organizzazioni internazionali per mettere fine all’occupazione e stabilire il nostro stato di Palestina con Gerusalemme est su capitale”.

Nel suo messaggio natalizio, papa Francesco ha invitato i fedeli alla preghiera per Gerusalemme e la Terrasanta “perché tra le parti prevalga la volontà di riprendere il dialogo e si possa finalmente giungere a una soluzione negoziata che consenta la pacifica coesistenza di due Stati all’interno di confini concordati tra loro e internazionalmente riconosciuti”.

I paesi europei membri  del Consiglio di sicurezza dell’Onu avevano già preso posizione contro la decisione di Trump.

Dario Fidora

Direttore editoriale