I cugini di campagna: gli eroi di un anno elettorale

Il 2017 in Sicilia è stato l’anno della lunga, lunghissima, campagna elettorale. Tra equilibri nuovi e il ritorno di antiche glorie, l’anno si è aperto col gioco di specchi in vista del voto di giugno per le amministrative che hanno portato alle urne i cittadini residenti in oltre 100 Comuni siciliani. Tra questi, il big match nel capoluogo, tra i veleni che hanno lacerato il Movimento Cinque Stelle a Palermo e la lotta fratricida in casa Pd, che ha visto il rampollo di casa dem, Fabrizio Ferrandelli, sfidare il sindaco uscente Leoluca Orlando. Quest’ultimo sostenuto anche da una lista che ha messo insieme Pd e Alfaniani (senza simboli di partito), mentre il leader del movimento dei Coraggiosi (e attuale consigliere comunale) è stato sostenuto dal “laboratorio politico” della reunion di destra in vista delle regionali. A mancare all’appello nella coalizione di destra alle amministrative, soltanto la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia, defilati sul capoluogo, protagonisti invece della partita delle regionali.

È stato proprio lì, nella lunga estate degli equilibri per definire la campagna elettorale d’autunno, che la sinistra si è lacerata definitivamente. Prima sulla scelta del candidato alla presidenza della Regione, nel più classico degli schemi sintetizzabile con il “fotticompagno”. Faraone, Lupo e Cracolici in lotta dentro il partito per la candidatura alla più alta poltrona della politica siciliana. Mentre fuori dal partito, a sgomitare erano da una parte Giampiero D’Alia, e dall’altra Leoluca Orlando che, forte della vittoria alle amministrative e del modello Palermo, è volato a Roma a vendere la sua personalissima fontana di Trevi a Matteo Renzi. Il segretario del Pd ha ceduto alla scelta della debolissima candidatura di Fabrizio Micari, relegando però ogni responsabilità alla dirigenza regionale del partito. E concedendo all’intera campagna elettorale siciliana appena qualche minuto del suo tempo. La sinistra alternativa al Pd, intanto, si riorganizzava sotto l’ala di Claudio Fava, per dar vita a quell’esperimento di unità della sinistra che ha portato alla nascita di Liberi e Uguali, guidata dal presidente del Senato, Pietro Grasso.

In ogni caso, i risultati della lotta intestina al Pd, nell’ultimo scorcio dell’anno, sono sotto gli occhi di tutti: un partito completamente lacerato da quello che si è rivelato essere il suo anno nero, che si è spaccato definitivamente sull’elezione del presidente dell’Assemblea Regionale, Gianfranco Miccichè, e sulla scelta del capogruppo dem a palazzo dei Normanni. Ma per la resa dei conti bisognerà attendere comunque il nuovo anno: nessuna convocazione della direzione regionale in vista, infatti, nei giorni che intercorrono tra Natale e Capodanno.

Giorni che, al contrario, saranno intensi per l’Assemblea regionale, chiamata a definire gli equilibri nelle Commissioni parlamentari per poter dare il via ai lavori dell’Aula. Il tempo stringe. Ed entro il 31 dicembre bisognerà approvare l’esercizio provvisorio. Da gennaio, finalmente, inizierà la lunga partita del bilancio consolidato e della nuova legge Finanziaria per il 2018.