Palermo, è la dura legge del gol. Fai un gran bel gioco, ma poi…

Se il Palermo pareggia a Cesena, dopo aver disputato di gran lunga la miglior partita della stagione, la domanda è: perché mai, allora, non l’ha vinta, anzi, stravinta?

Perché il calcio è strano e implacabile: strano, perché in un lampo, per un’inezia, un rimpallo o un colpo a sorpresa, tutto cambia, a cominciare dal risultato, che pareva già scritto. Implacabile perché non ti perdona il minimo errore e manda per aria il bel castello che con fatica, sudore e sangue, avevi costruito e dava l’impressione di una muraglia invalicabile.

L’avrete capito che mi girano le scatole ( e mi scuso per la … raffinatezza), e non solo da tifoso, nel dovere ingoiare questo rospo velenoso che è l’1-1 di ieri al “Manuzzi” di Cesena, dove il Palermo, dopo aver dominato in lungo e in largo, sfiorato almeno quattro volte il raddoppio, subiva il pareggio nell’unico tiro sferrato dai bianconeri nell’arco di tutta la partita. E che tiro:  frutto del tutto casuale  di un mix di estro e fortuna, di cui approfittava Jallow, che, su un rimpallo, nella mischia seguita ad un calcio d’angolo,  d’esterno destro al volo infilava giusto all’incrocio dei pali.

Da quel momento, era il 34’, il Palermo non è stato più il Palermo. Intendo la squadra manovriera, veloce, aggressiva e fantasiosa che aveva preso in mano le redini del gioco e dettava legge in lungo e in largo. Con un Trajkovski semplicemente strepitoso, che svariava a destra e a sinistra, iniziava l’azione e la finalizzava. E segnava, al 10’, un gol bellissimo, sui cross radente all’indietro di Aleesami. Un sinistro secco nell’angolino, alla sinistra di Fulignati, che si tuffava invano.

Quel gol sembrava l’inizio di una goleada, perché il Palermo volava e il Cesena non  sapeva come riportarlo giù, così da potere ameno tentare di contrastarlo. La sua sembrava una resa totale, a tratti perfino patetica perché non gli bastava nemmeno menare calci all’urbigna per tentare di fermare il già citato Trajkovski e poi Coronado e ancora, sulle fasce, Rispoli ed Aleesami. E che dire, infine, del moto perpetuo di Gnahoré, della regia attenta e puntuale di Jajalo e dell’assoluta tranquillità con cui Cionek, Struna e Bellusci, stroncavano sul nascere i tentativi di contrattacco di Jallow e Cacia?

Oltre al bellissimo gol di Trajkovski, nella prima mezzora il Palermo è arrivato almeno altre tre volte vicinissimo al raddoppio: al 20’ ancora con il macedone e al 29’ due volte, nella stessa azione, con Coronado e Aleesami, ma Fulignati sembrava avere cento braccia e, se non bastavano, respingeva pure di piede. Sembrava un muro, anzi una muraglia: nulla da fare, sia per scavalcarla che per abbatterla. Di certo ieri sera l’ex rosanero consumava la sua vendetta: “Posavec meglio di me? – si sarà detto prima di entrare in  campo – Ora vi faccio vedere io!”.

E così è stato.

Ma spiegare questo pareggio solo con le paratone di Fulignati sarebbe uno sterile alibi perché se domini , come ha fatto ieri il Palermo, soprattutto nel primo tempo, la partita devi vincerla, se no vuol dire che ti manca qualcosa. E quel qualcosa io l’ho individuato e, con me, io credo, l’abbiano individuato tanti altri, a cominciare dal saggio Tedino, che guida la barca rosanero come meglio non si potrebbe. Stanotte non  ho chiuso occhio per la rabbia perché vedersi sfuggire una vittoria sacrosanta per un… rimpallo fa male, molto male. Mi consola, però, pensare che erano anni che il Palermo non mi faceva ‘godere’ così come nei primi trenta minuti di ieri: gioco spettacolare, veloce e fantasioso, possesso palla e tanto movimento da far girare la testa ai bianconeri. Come esige il calcio moderno, se vuoi arrivare lontano…. Solo che – ecco il punto – lì davanti non c’era Nestorovski, ovvero il rapace finalizzatore ma il bravo, battagliero, indomito La Gumina, che ce l’ha messa tutta, ha lottato come un leone contro quei colossi di Scognamiglio, Esposito, Perticone ma il “peso specifico” era diverso e gli scaglioni erano diversi: quelli picchiavano sodo e, di riffe o di raffe, sul più bello gli rubavano la palla. Io vado matto per La Gumina, e l’ho già scritto ma la serie B è roba seria, non è mica la “primavera”: lui sputa sangue fino all’ultimo secondo di partita, in campo, le prende e le dà, ma è pur sempre un ragazzo di ventun anni, che deve farsi le ossa, mangiare polvere e sperare che il futuro gli riservi allenatori-“maestri” bravi e pazienti come Tedino. Disposti ad aspettarlo purché anche lui sia disposto ad aspettare che i tempi maturino e sboccino le rose del suo talento senza perdere mai la retta via.

E giovedì prossimo avremo in casa la Salernitana di un altro ex, Colantuono, che ieri ha rimediato una figuraccia all’ “Arechi”, facendosi seppellire di gol dal Foggia. Altro dente avvelenato che non mancherà di schizzare fiele al “Barbera” perché anche lui avrà qualcosa da dimostrare.

E il solito appello (“Andate tutti allo stadio, lì troverete il Palermo, mica Zamparini!”) non lo lancio più: chi ha sangue rosanero nelle vene non ha bisogno di appelli per seguire una squadra che, contro tutto e tutti , onora la maglia, ha preso la testa della classifica e giovedì, battendo la Salernitana, vuol prendersi anche il titolo di “Campione d’inverno”.