La vendetta di Cateno

Lascia il gruppo dell’Udc all’Ars, non ha votato per Assenza e Di Pasquale, non rivolge la parola a Musumeci e Cancelleri. E tutto per la storia dell’impresentabile. “Sulle questioni di principio non transigo…”

“Questo gruppo misto si amplierà”. Non ha dubbi Cateno De Luca, che questa mattina ha comunicato alla presidenza dell’Assemblea di voler aderire al gruppo Misto, in rotta di collisione col gruppo parlamentare Udc e con pezzi consistenti di maggioranza.

“Ho fatto già comunicazione in Aula – aggiunge al Gazzettino di Sicilia – di adesione al gruppo misto. Per quel che mi riguarda è inaccettabile l’assenza di metodo nell’indicazione dei nominativi che poi vanno a ricoprire i ruoli nell’Aula. Preciso che io non ero candidato a nessuna carica istituzionale perché il mio obiettivo è quello di candidarmi a sindaco di Messina. Sono già in campagna elettorale in questo senso. Nonostante questo ci siamo ritrovati a non avere un dialogo, leggevamo i movimenti sui giornali e noi all’interno del gruppo non conoscevamo nemmeno i nominativi. Sono metodi che non ho mai accettato, sui principi non consento sconti a nessuno. Ho convocato tutti i colleghi e ho fatto la comunicazione prima che si votasse, rispettando comunque quelle che erano le indicazioni”.

In effetti, come ammette lo stesso De Luca, il suo voto, almeno a Giovanni Bulla, è stato confermato. “Non ho votato per Giorgio Assenza – aggiunge – perché espressione del partito del presidente e il presidente dopo il mio arresto è stato scortese nei miei confronti e nei confronti dei cosiddetti impresentabili. Quindi aspetto che Musumeci chiarisca in Aula una volta per tutte se gli impresentabili servono in termini di voti prima per eleggerlo e ora in Aula, oppure è stata una caduta di stile della quale vogliamo un chiarimento una volta per tutte”.

“E questo – prosegue – lo chiedo anche nei confronti del geometra Cancelleri, al quale continuerò a non rivolgere la parola fino a quando non farà le sue scuse in Aula sulla lista degli impresentabili”.

Secondo De Luca, “è stata fatta una campagna elettorale squallida su nominativi che si sono sostanzialmente inventati”.
Anche sui segretari, De Luca ammette di avere espresso la preferenza secca per Papale, negando invece il voto a Dipasquale, “che era il presidente di Sicilia Vera nel 2011 ed è stato il primo a rinnegarmi un minuto dopo il mio arresto. E siccome io sono una persona coerente, non potevo dare il mio voto a una persona che la coerenza non sa dove sta di casa“.

Appena qualche giorno fa, Musumeci ha ribadito l’importanza dell’approvazione del codice etico predisposto dalla commissione Antimafia nella precedente legislatura. Ma anche in questo caso, De Luca si dice contrario. “Per quello ci sono le leggi e ci sono i tribunali. Se il Parlamento deve diventare una specie di tribunale parallelo per coprire l’insipienza delle istituzioni, e allora è un’altra storia. Mi sarei aspettato da Musumeci proposte sin da subito per salvare la Sicilia dal disastro, invece continua a imitare la Bindi“.


Foto copertina © Michele Naccari/Studio Camera