“Arte e psicologia contro la violenza sulle donne”, un libro per sensibilizzare la collettività

Si terrà il prossimo 27 Dicembre, a partire dalle 16.30 presso la Sala delle Carrozze di Villa Niscemi, a Palermo, la presentazione del libro “Arte e Psicologia Contro la Violenza sulle Donne” scritto da Claudia Corbari e Valentina Gueci, rispettivamente psicologa e storico e critico d’arte

“È un libro scritto a quattro mani – scrive la dottoressa Martina Campisi, che lo ha recensito -, da Claudia Corbari, psicologa operatrice nei centri antiviolenza, e Valentina Gueci, storico e critico d’arte impegnato nella promozione di eventi culturali al fine di denunciare la violenza sulle donne. Questa loro collaborazione ha dato vita ad un’opera volta alla sensibilizzazione della collettività in modo attivo grazie all’aiuto di diversi artisti che, con le loro opere, hanno permesso di vagliare le varie forme di violenza e dare un volto al proprio vissuto“.

“Il libro è strutturato così”, spiega la dottoressa Campisi: “Opera – Critica artistica – Descrizione di ogni forma di violenza dal punto di vista psicologico. Devo dire che questo connubio è davvero eccezionale perché dà al lettore l’idea di poter analizzare l’opera pian piano partendo dalle emozioni che a impatto suscita, per poi continuare ad analizzare il significato di ogni particolare tramite la critica ed infine dare spazio alla forma di violenza che esprime, non solo dal punto di vista tecnico e quindi cosa si intende e come si manifesta ma viene lasciato spazio anche alla componente emotiva propria dell’aggressore e della vittima. Si parla di maltrattamento e trascuratezza dell’infanzia, della silente violenza domestica, della violenza fisica, psicologica, economica, sessuale, di violenza assistita, di spose bambine, di stalking, mobbing”.

“Vengono descritti anche i vari tipi di personalità dell’abusante che presenta inferiorità, paranoia, scarsa empatia – continua Campisi nella sua descrizione – Nella parte finale si affronta il tema della sintomatologia della vittima che, di norma, si sente colpevole, inutile, diventa dipendente dall’aggressore che non farà altro che denigrarla e manipolarla in un ciclo di violenza che si ripete senza mai cambiare la situazione. A mio parere l’arte come strumento di crescita e conoscenza ha permesso agli artisti di far emergere la loro intelligenza emotiva, cognitiva e razionale riuscendo a comunicare con il pubblico ad un livello più intimo perché hanno dato voce al loro mondo interiore – conclude Campisi – raggiungendo uno stato di sollievo e di rilassamento proprio dell’arte e tutto questo nell’osservatore suscita un intreccio di emozioni”.