Parti sempre più naturali: in Italia diminuiscono i cesarei

Dal rapporto sul Piano Nazionale Esiti pubblicato da Agenas, Agenzia Nazionale per i servizi sanitari Regionali, è emerso che in Italia i parti cesarei sono sotto il 25%, ma in alcune regioni raggiungono il 90%.

Sul documento si legge: “La proporzione di parti cesarei primari continua a scendere progressivamente dal 29% del 2010 al 24,5% del 2016. Si stima che dal 2010 siano circa 58.500 le donne alle quali è stato risparmiato un taglio cesareo primario, di cui 13.500 nel 2016. Per quanto riguarda, invece, i punti nascita – riferisce il rapporto – anche se nel 2016 risultano ancora 97 strutture ospedaliere (21%) con volumi inferiori ai 500 parti annui, in esse si concentra meno del 6% dei parti totali“.

Dal rapporto si è ricavato un altro interessante dato: in Italia sembra ci siano le cure migliori per femore, infarto e ictus. Negli ospedali italiani si cura una frattura al femore, nelle persone con età superiore ai 65 anni, nell’arco di due giorni. Questa raccolta di dati ha preso in esame 166 strutture e, le differenze, sono molte da regione a regione.

Nel resoconto si mette in luce il fatto che, nel Bel Paese, ci siano tante strutture sanitarie, ma che poche di esse eseguano interventi chirurgici, aumentando i rischi per i pazienti. Il rapporto dell’Agenas prende come esempio gli interventi per il tumore al polmone: “Nel 2016, in Italia, 142 strutture ospedaliere eseguono più di 5 interventi chirurgici per tumore del polmone. Tra queste, solo 50 strutture (35%) presentano un volume di attività superiore a 70 interventi annui, senza sostanziali variazioni rispetto al 2015″.