Il ritorno di Miccichè e del Nazareno bonsai

Mentre Gianfranco Miccichè e il centrodestra festeggiano la conquista della poltrona più alta di Sala d’Ercole nel Partito Democratico scatta l’ennesimo psicodramma. Ruggisce Antonello Cracolici: “Mi pare evidente che ci siano stati quattro franchi tiratori nel mio gruppo, un soccorso inutile perché Miccichè avrebbe vinto lo stesso con 35 voti, compresi quelli di Sicilia futura. C’è un problema politico, è evidente”.

Intanto Fausto Raciti parla mestamente al telefono. Ci aveva provato il giovane segretario dem a tenere compatto il gruppo e a cercare un’intesa con i 5 Stelle per far saltare i piani dei berlusconiani. Ore e ore a presidiare gli uffici del gruppo a incontrare in disparte Giancarlo Cancelleri non sono riusciti a cambiare il corso degli eventi: ieri lo smottamento dei diversamente renziani di Sicilia Futura e oggi i 4 voti mancanti a Nello Dipasquale il candidato di bandiera dei democratici per la terza votazione.

Manco Dipasquale si è votato” maligna un collega del Pd mentre i renziani del gruppo sono subito additati come traditori. I numeri non lasciano scampo, le illazioni diventano solide certezze e il soccorso renziano a Gianfranco Miccichè comincia a sembrare più di una piccola cortesia personale al nuovo padrone di Palazzo dei Normanni ma una vera e propria strategia in vista delle future e auspicate larghe intese romane.

Se davvero Matteo Renzi e Silvio Berlusconi dopo il voto del 4 marzo dovranno collaborare per dare un governo al Paese sarà meglio cominciare a dare un piccolo segnale in Sicilia, avrà pensato qualcuno a Roma.

Piove a Palermo mentre il nuovo Presidente dell’Ars al suo esordio scandisce parole inequivocabili: “La maggioranza dovrà ascoltare l’opposizione”. Il Nazareno versione bonsai sembra nato, Raciti abbandona Palazzo dei Normanni e i grillini si fregano le mani: “Siamo noi l’unica opposizione”.