Bellissimi e con un tocco di rosso

La prima uscita del partito di Nello Musumeci: tutto esaurito, posti in piedi, grande entusiasmo. E la sorpresa che in platea il popolo che acclama il presidente non è soltanto colorato di nero. E per le Politiche di marzo c’è una soluzione pronta…

Nello Musumeci in versione light, camicia a righe e maglioncino girocollo, l’aria di chi finalmente ha dormito più delle 4 ore canoniche del post insediamento. È  giustamente orgoglioso della platea che si trova davanti nella sala del Palace di Mondello che ha ospitato il congresso regionale di Diventerà Bellissima. Una sala persino insufficiente, si rammarica il presidente, a contenere una folla ben superiore ai fedelissimi che erano attesi non solo per celebrare la vittoria del 5 novembre ma a dare un assetto di partito al movimento.

Musumeci si concede persino una battuta strappa applausi, a sfondo politico, e chi vuol intendere intenda: “Chiudiamo quelle finestre perché se già da questo momento cominciamo con le correnti…“. Un’insidia che deve avere fiutato nei giorni passati quando si è cercato di assemblare la prima mappa del potere, anche se proprio dalle sua fila mai una parola di troppo o un comportamento ispirato alla gelosia o agli interessi personali.

Alessandro Aricò e Giusi Savarino, i due che nella Sicilia occidentale hanno sostenuto e determinato l’ascesa dei “Bellissimi”, pur non essendo stati particolarmente valorizzati dalle scelte del governatore, hanno rispettato le consegne e anche oggi sono in prima fila a serrare i ranghi. Specie Aricò che è qualcosa di più che un luogotenente e sembra a suo agio nel ruolo di capogruppo  che eserciterà, da quanto si intuisce, anche fuori dall’Assemblea Regionale. Il tutto esaurito del Palace è principalmente merito suo. Si rivedono tracce del passato finiano quali Fabio Granata e Carmelo Briguglio mischiate a pezzi della Forza Italia dei tempi d’oro, su tutti gli azzurrissimi Pippo Fallica e Giuseppe Catania. E poi quelli che devono e vogliono esserci come Salvo Coppolino, ex consigliere provinciale che definire fedelissimo è dire poco, o Sebastiano Tusa, il soprintendente del mare di Palermo e Ignazio Buttitta il professore universitario figlio dell’antropologo Nino Buttitta e nipote del celebre poeta bagherese che porta il suo nome. Ovviamente al completo la delegazione parlamentare regionale con Giorgio Assenza, Pino Galluzzo e Giuseppe Zitelli affiancati alla coppia Aricò – Savarino, accompagnata dall’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza.

Superfluo citare l’ex sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli, coordinatore della campagna elettorale di Musumeci e coordinatore del partito già prima di essere eletto. Attenzione, bisogna chiamarlo partito, perché una cosa è stata chiara a tutti e non da oggi: la cultura di questo popolo, che nella sua maggioranza deriva dalla destra dura e pura, impone una scelta strutturata che vira in questa direzione, magari di carattere regionale, piuttosto che nella forma semplificata del movimento. La sorpresa di questa prima uscita è che in sala convivevano, per nulla a disagio, espressioni stoiche del fascismo in salsa siciliana anni ’70 e “quasi compagni, uomini forse mai realmente di sinistra ma appartenenti alla cultura progressista. Un mix figlio sì dell’appurata inesistenza delle ideologie ma anche e soprattutto perché di questo Musumeci fascista perbene non si fa fatica a fidarsi, anche se provenienti da sponde opposte.

Se per ora non si esce palesemente allo scoperto è perché si pensa alle prossime elezioni politiche per le quali necessita un’alleanza strutturale con un partito più radicato. E Fratelli d’Italia sembra l’approdo più naturale. La soluzione più conveniente, in vista di marzo 2018, al momento appare quella di candidati all’interno delle liste di Giorgia Meloni. Anche se il sold out del debutto potrebbe indurre nella tentazione di cercare una soluzione più autonoma, forte anche del fatto che vincere aiuta a vincere.