Ricomincio da tre

Presidenza Ars: si riparte oggi con ipotesi alternative a Miccichè. Milazzo, Di Mauro e Gallo Afflitto in pole position

Non si fidava. Lo si incontrava tra i corridoi dell’Ars ma, eccetto qualche battuta, non rilasciava dichiarazioni. Lui, il mattatore dell’Assemblea, voleva essere certo dell’elezione a Sala d’Ercole prima di cantare vittoria. E invece Gianfranco Micciché torna all’Ars questa mattina con molti più dubbi di ieri. Nonostante la calma serafica mostrata da diversi esponenti della maggioranza, la tensione tra i corridoi del Palazzo era più che tangibile. Due franchi tiratori già assodati e troppe emergenze dietro l’angolo, a cominciare dal bilancio consolidato, senza il quale qualunque forma di spesa resta bloccata. L’attività parlamentare, insomma, deve ripartire a strettissimo giro e la partita della presidenza va chiusa in fretta. Si fa strada, ancora una volta, l’ipotesi di un secondo nome interno alla maggioranza, sul quale far convergere anche le opposizioni, che contano su 34 deputati (20 M5s, 11 Pd, 2 Sicilia Futura, 1 Cento Passi), ai quali potrebbero aggiungersi almeno un paio di franchi tiratori.
Circola ancora il nome di Roberto Di Mauro (Popolari e Autonomisti), ma resta il tema della presidenza che spetterebbe a Forza Italia. Lì, se le opposizioni volessero fare un sgambetto a Micciché, il nome che più di altri lo manderebbe su tutte le furie (e che circola molto, seppur sussurrato) è quello di Giuseppe Milazzo. La terza ipotesi guarda invece a un altro deputato forzista, Riccardo Gallo Afflitto.
Intanto i Cinque Stelle chiedono a Musumeci di “assumersi la responsabilità – dice Sergio Tancredi – di indicare un nome alternativo e credibile cui affidare la guida del Parlamento”.
Ad alzare l’asticella è invece, sul fronte del centrosinistra, Nicola D’Agostino (Sicilia Futura), che si interroga “su quale paura abbia il Pd ad esercitare il diritto di voto partecipando alle votazioni per eleggere il presidente dell’Assemblea regionale siciliana che poi dovrà essere a garanzia di tutti. Forse quella di scoprire che votando escono gli altarini e le vere stampelle? Non aver votato è stato un inedito clamoroso errore di valutazione”.
Dal canto loro, invece, i Cinque Stelle tornano a fare pressing su Musumeci ricordandogli appunto l’urgenza legata all’approvazione dell’esercizio provvisorio. “I tempi sono strettissimi – dicono – il rischio di lasciare senza stipendi i dipendenti della Regione e degli enti collegati è altissimo. Anziché perdere tempo a soddisfare gli appetiti della sua coalizione, dove la rincorsa alle poltrone è stata l’unica vera preoccupazione nei giorni scorsi, Musumeci avrebbe potuto anticipare la data dell’insediamento dell’Assemblea per scongiurare il pericolo di non riuscire ad approvare l’esercizio provvisorio entro il 31 dicembre e, quindi, di bloccare gli stipendi. Calcoli alla mano, ora i tempi rischiano di non esserci più”. Insomma, le opposizioni pressano Musumeci. E non è da escludere che oggi il primo inquilino di Palazzo d’Orleans risponda al pressing. Alle strette, anche guardando al piano b.

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