È Miccichè il re dell’Ars

Il leader forzista è il diciassettesimo presidente dell’Assemblea: 39 i voti per chiudere una partita che cominciava a diventare pericolosa.

È Gianfranco Miccichè il diciassettesimo presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana. Con 39 voti a favore, il commissario forzista chiude la complicata partita interna alla maggioranza. Nelle ultime ore si era fatta spazio l’ipotesi della deputata forzista Margherita La Rocca Ruvolo. Ma alla fine il partito di Berlusconi ha portato a casa il risultato, trovando una convergenza trasversale anche con alcuni pezzi di casa Pd.

“Essere il presidente dell’Assemblea è un onore, farlo due volte è veramente emozionante”. Sono queste le prime parole pronunciate da Gianfranco Micciché, che torna a sedere sulla poltrona più alta di sala d’Ercole, subito dopo l’elezione. “Lo considero un privilegio – aggiunge – vi ringrazio. Ma ringrazio più quelli che mi hanno votato, non posso dimenticare chi non mi ha votato. La maggioranza si garantisce da sola, sono le minoranze ad avere bisogno di una figura di garanzia. Questa Assemblea è stata chiamata alla realizzazione del programma che i siciliani hanno votato insieme al presidente Musumeci ed è quello l’obiettivo che dobbiamo porci: uno sviluppo nuovo che i siciliani da troppi anni aspettano. Il compito che ha questo governo è arduo, quasi titanico. Ma sono convinto che il presidente Musumeci saprà affrontarlo con le capacità già dimostrate in passato”.

È visibilmente emozionato, Micciché, ammette di seguire una traccia, ma di non aver preventivamente preparato il discorso per scaramanzia. “Non inseguirò la demagogia – ammette – dovremo continuare a eliminare gli sprechi, ma cercherò di non farlo ai danni del funzionamento di questa Assemblea. Una amministrazione non può funzionare se chi ci lavora non è contento. Sono contrario agli stipendi troppo bassi. Non considero positivo risparmiare cento se questo poi fa un danno di duecento. Sono favorevole al taglio degli stipendi troppo alti, ma credo che il mondo abbia da tempo dichiarato il fallimento del marxismo e il successo del capitalismo. Chi merita di più deve guadagnare di più”.

“Voglio essere garante dei diritti della maggioranza e dell’opposizione, ma sopratutto voglio essere garante della trasparenza – ha concluso -. Non ci sarà un solo atto da questa presidenza che non sarà un atto trasparenza e discusso con tutti voi”.