La Sicilia fa acqua da tutte le parti

Il prezzo dell’acqua in Sicilia, a dispetto dell’insularità, è maggiore che altrove: ben 136 euro in più all’anno per le famiglie rispetto a quanto pagano, in media, nel resto d’Italia. Rincari dovuti perlopiù ai costi di gestione delle reti, con condutture e tubature obsolete e, è proprio il caso di dire, che fanno acqua da tutte le parti. Il dato emerge dallo studio dell’Isscon, l’Istituto studi sul consumo.

Per Lillo Vizzini, di Federconsumatori, “il problema di base è la scarsa efficienza della rete che si traduce in una lievitazione dei costi per il cittadino, sia per quanto concerne la rete cittadina che quella esterna che permette l’approvvigionamento. Il fatto che le perdite siano piuttosto consistenti – continua Vizzini – comporta un aumento dei costi di gestione che si traduce nella lievitazione dei prezzi per gli utenti. Questa è una situazione ormai che si protrae da anni”. L’analisi di Vizzini è impietosa, senza buoni presagi: “Il fatto che i comuni abbiano poche risorse economiche – dice – non lascia ben sperare sulla brevità dei tempi per l’ammodernamento della rete idrica. I comuni utilizzano l’aumento delle tariffe e delle altre tasse per fare cassa, così come per le altre entrate come l’aumento della Tari o del biglietto dell’autobus, motivo per cui il cittadino diventa sempre più vessato. Non vedo all’orizzonte dei cambiamenti significativi”, conclude.

Sulla stessa lunghezza d’onda il commento di Franco Parisi, segretario regionale della Femca Cisl: “La Sicilia è forse l’unica Regione a non aver applicato la legge sul riordino dei servizi idrici italiani – tuona il sindacalista – Ci ritroviamo ancora con nove Ato. Alcuni comuni hanno la gestione diretta del servizio idrico, altri hanno una situazione da definire con Amap o all’Eas. Una situazione ibrida: tutto questo comporta disservizi al cittadino e scarsa efficienza del servizio”. Parisi rincara la dose: “Da venti anni la legge non viene applicata, non si mette mano a un riordino che avrebbe dovuto evitare la parcellizzazione dei gestori. Questo avrebbe permesso di attingere a finanziamenti dell’Unione Europea, e invece si è bloccato tutto”.

Ma quello sui costi di rete del sistema idrico non è il solo dato che spinge allo sconforto. Anche la rete fognaria siciliana non gode di buona salute, con l’Istat che fotografa una realtà in cui una quarantina di comuni in Sicilia risultano essere completamente privi di sistemi di smaltimento di acque nocive, che vengono eliminate utilizzando metodi ‘alternativi’ (pozzi neri, fosse settiche, ma anche scaricando ‘a perdere’ o addirittura allacciandosi alle acque bianche: “Non sono stati fatti investimenti, sia per problemi di carattere burocratico ma anche per la miopia della politica – dice Parisi – Chi doveva vigilare sull’applicazione delle norme non lo ha fatto. La situazione è disastrosa”. Circostanza che secondo il sindacalista ha più di un risvolto negativo: “Non si tratta soltanto di scarsi servizi ai cittadini, ma anche di mancato sviluppo. La mai effettuata realizzazione dei nuovi impianti ha comportato, oltre alla bassa qualità del servizio ai cittadini, anche lo stallo di fondi che avrebbero potuto creare posti di lavoro. Si è trattato di un’assenza di sviluppo della regione in più di un ambito”.

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