Sicilia, scatta il risiko delle politiche

A Palazzo dei Normanni è tutto pronto per l’insediamento e anche le strategie dei partiti sono piuttosto chiare e pronte ad adeguarsi a possibili incidenti di percorso ma la politica siciliana è già in fibrillazione per un’altra importante scadenza: le elezioni politiche.

Nei Palazzi romani sembra già un dato acquisito che il Presidente della Repubblica sia intenzionato a sciogliere le camere tra Natale e Capodanno e che voglia mandare il Paese alle urne il 4 marzo o al più tardi il 18.

La prospettiva di una campagna elettorale lampo e con una nuova legge elettorale ha chiaramente mobilitato le forze politiche che sono già alle prese con la costruzioni di coalizioni e liste e l’individuazione di candidature.

E i primi movimenti cominciano ad esserci anche in Sicilia.

Sul fronte del centrosinistra pesa una proiezione dei risultati delle ultime regionali sui nuovi collegi uninominali che vedrebbe centrodestra e Movimento 5 Stelle contendersi tutti i collegi con la coalizione guidata da Renzi sempre relegata in terza posizione. Un vero problema per i peones che sono approdati a Montecitorio e Palazzo Madama nelle sicure e lunghe liste elettorali del Porcellum. E’ dunque assai probabile che il Nazareno cambi strategia e che punti a spedire nei piccoli listini dei collegi plurinominali i leader mentre nei collegi uninominali si punterà a candidati radicati nel territorio che possano seriamente contendere il seggio a grillini e berlusconiani. Così Davide Faraone e Fausto Raciti, gli alfieri nell’isola di Renzi e Orfini, dovrebbero capeggiare liste proporzionali mentre nei collegi uninominali i Dem potrebbero schierare Fabrizio Ferrandelli in un collegio palermitano e fare spazio anche agli alleati magari puntando sul braccio destro del sindaco di Palermo, Fabio Giambrone e sul deputato regionale di Sicilia Futura Nicola D’Agostino ad Acireale. Luca Sammartino, ras delle preferenze catanese di rito renziano, sarebbe pronto a spendersi per l’ex collega di Sala d’Ercole Valeria Sudano. Sempre in casa renziana si spingerebbe per un impegno in prima persona dei deputati regionali Giuseppe Lupo e Baldo Gucciardi per mobilitare anche i primi dei non eletti all’Ars nei collegi di Trapani e Palermo. Non è poi escluso che Matteo Renzi cerchi alcune candidature simbolo per scongiurare soprattutto l’effetto Pietro Grasso.

Più complicata la situazione degli alleati del Pd. Se Sicilia Futura proverà in tutti i mondi a piazzare i suoi uomini nelle liste del Pd gli altri dovranno acconciarsi nelle tre liste minori che lo schema Renzi vorrebbe affiancate al Pd.

Le tre liste sono un suicidio, nessuno arriverà al 3%. Tanto vale mettersi tutti insieme” mormora un alleato dei democratici reduce da un incontro romano dove i leader hanno comunicato il modulo di gioco. E in effetti le liste sono ancora in cantiere. In settimana dovrebbe vedere la luce “Insieme” che dovrebbe ospitare i Verdi di Bonelli, il Psi di Nencini e gli orfani di Pisapia. Ma sia loro che la Bonino con +Europa non sembrano contare molte truppe in Sicilia. Più complessa la situazione sul fronte centrista dopo il ritiro di Alfano e la conseguente esplosione di Ap.

Simona Vicari e Vincenzo Vinciullo sono pronti a seguire Maurizio Lupi nel ricongiungimento con il centrodestra anche se dal fronte berlusconiano non sembra ci sia tanta disponibilità ad accogliere i reduci di Ncd. Dore Misuraca e il sottosegretario Giuseppe Castiglione sarebbero invece orientati a seguire Beatrice Lorenzin e Fabrizio Cicchitto nella coalizione di centrosinistra.

A gestire l’operazione centrista sarà Pier Ferdinando Casini che vanta un legame ormai consolidato con Matteo Renzi. L’obiettivo siciliano di Casini sarebbe soprattuto quello di tutelare l’ex ministro Gianpiero D’Alia e l’ex deputato regionale catanese Marco Forzese.

Per tutti però c’è lo scoglio dello sbarramento al 3% e quello di una competizione che sembra favorire inevitabilmente le forze più grandi come M5S, Pd e Forza Italia.

Le medesime preoccupazioni ci sono in casa del centrodestra dove in queste ore si sta mettendo su con difficoltà la cosiddetta “quarta gamba”, la lista che dovrebbe raccogliere la galassia centrista, inclusi gli esuli di Ncd, che Berlusconi non intende ospitare in alcun modo nelle liste di Forza Italia. In Sicilia protagonista dell’operazione dovrebbe essere il leader di Cantiere Popolare, Saverio Romano. Il capogruppo di Ala punterebbe anche a un collegio uninominale per sé, aspirazione condivisa a quanto pare dal neo assessore Mimmo Turano che potrebbe essere uno dei nomi spesi dall’Udc di Cesa.

I centristi però dovranno capire quanto sarà disposta a cedere Forza Italia nell’Isola, tenendo conto che a fare le liste sarà Berlusconi in prima persona, coadiuvato dall’avvocato Ghedini. E non è un mistero che l’ex Cavaliere punterebbe a liste fortemente rinnovate e precluse ai trasformisti. Non sembrano temere la mannaia di Berlusconi Francesco Scoma e Stefania Prestigiacomo, mentre scalderebbero i motori a Palermo Giulio Tantillo e Marianna Caronia. In Sicilia i salviniani che correranno con l’insegna “Lega per Salvini premier” avranno in Alessandro Pagano e Angelo Attaguile i loro frontmen, con quest’ultimo – in qualità di segretario nazionale di Noi con Salvini – che potrebbe correre anche in un collegio blindato al nord. Diventerà Bellissima di Nello Musumeci potrebbe invece schierare i propri candidati nelle liste di Fratelli d’Italia che presenterà alle urne una nuova versione del simbolo con la fiamma tricolore in bella mostra.

Nel Movimento 5 Stelle, che schiera Luigi Di Maio come candidato premier, si ricorrerà alle parlamentarie sulla piattaforma Rousseau con un sistema questa volta più farraginoso visto il mix di collegi uninominali e plurinominali. Non è escluso qualche altro clamoroso passo indietro alla Di Battista anche in Sicilia.

Sul fronte dell’estrema sinistra il nuovo movimento Liberi e Uguali punterà tutto sul carisma di Pietro Grasso che con ogni probabilità sarà candidato anche in Sicilia. Bisognerà poi vedere come si orienterà Claudio Fava, a cui sembra non dispiacere il nuovo ruolo di deputato regionale, e se arriverà anche Laura Boldrini, il presidente della Camera che nel 2013 venne eletta proprio in Sicilia nelle liste di Sel.