Chi ha tradito Micciché?

“Stavolta una dichiarazione te la concedo”. Gianfranco Micciché esce da sala d’Ercole visibilmente provato dopo la seconda fumata nera per l’elezione del presidente dell’Assemblea Regionale. Scende le scale, accende una sigaretta, si ritrova subito circondato da una manciata di deputati o ex deputati a commentare la mancata elezione a un soffio dal traguardo. Passa davanti a lui Edy Tamajo (Sicilia Futura), astenuto alla prima votazione, votante invece in seconda battuta insieme al collega di partito Nicola D’Agostino. C’è un abbraccio fugace e una pacca sulla spalla tra i due. Poi Tamajo va via di gran fretta.

“Abbiamo portato a casa il risultato – dice Micciché a registratore acceso – la maggioranza tiene, eravamo in 35 e abbiamo preso 35 voti”. Quando gli si fa notare l’abbraccio appena avvenuto tra lui e Tamajo si lascia sfuggire: “Avremmo dovuto fare qualche accordo con qualcuno, lo abbiamo tentato. Oggi sono contento che non ci siamo riusciti. Non dobbiamo niente a nessuno, non dobbiamo dire grazie e chiaramente chi si è tirato fuori dall’accordo… no, niente, basta. Non devo dire grazie a nessuno è la cosa che mi piace di più”.
Ma spento il registratore, Micciché si sente più libero di dire le cose come stavano davvero: “L’accordo lo avevamo fatto, poi è saltato. Abbiamo risparmiato 10 posti di gabinetto, un deputato questore, un segretario, per poi essere eletto tra 20 ore lo stesso. Va bene così e non devo dire grazie a nessuno”.

Erano in 69, presenti in Aula oggi. Assente Pippo Gennuso, a causa dei funerali della moglie, venuta a mancare ieri. Per cui la maggioranza poteva contare su 35 voti. Alla prima votazione, il Pd si è astenuto insieme ai due deputati di Sicilia Futura, mentre a votare sono stati Claudio Fava (presumibilmente scheda bianca) e i deputati del Movimento Cinque Stelle, che hanno votato ciascuno per se stesso. Un voto a testa, eccetto Tancredi che ottiene due preferenze, per uno scherzo di uno dei due franchi tiratori della maggioranza. L’altro, invece, ha indicato l’ex presidente della commissione Bilancio, Riccardo Savona. Micciché si ferma a 33 preferenze, su 35 deputati di maggioranza presenti.
Alla seconda votazione le cose cambiano, il Pd si astiene nuovamente in blocco (voci di corridoio invece narravano di un accordo coi renziani del gruppo dem), ma questa volta a rispondere alla chiama sono appunto Tamajo e D’Agostino. Tutto lasciava immaginare che la maggioranza fosse questa volta compatta, invece ecco la nuova fumata nera, 35 voti per Micciché sui 36 necessari per eleggere il primo inquilino di sala d’Ercole.
Resta il mistero dei franchi tiratori, mentre in sala stampa si faceva ironia sulla possibilità che uno dei due “traditori” potesse essere Vincenzo Figuccia, in rotta da mesi con Micciché, al punto anche da lasciare Forza Italia per approdare all’Udc. Ma dalla maggioranza si dicono certi che a tradire alla fine non sia stato l’assessore all’Energia. I sospetti di diversi esponenti della coalizione che sostiene Musumeci, rigorosamente a taccuino chiuso, si orientano sul deputato leghista Tony Rizzotto e su un secondo esponente dello stesso partito di Figuccia, ma che non sarebbe lo stesso assessore. Si fa spazio anche l’ipotesi di una ripicca da parte di chi aveva appetiti in direzione dell’ufficio di Presidenza. In ogni caso, resta la fumata nera. Il presidente pro tempore Alfio Papale ha mandato tutti a casa e riconvocato la seduta per domattina alle 11.