Costa caro essere siciliani

Costa caro essere siciliani, per più di un motivo l’insularità è un handicap che condiziona l’economia locale e incide in molti aspetti della vita quotidiana. Al di là di ogni analisi sociologica, un dato è eclatante e riguarda il trasporto aereo passeggeri, fenomeno che assume aspetti ancora più negativi sotto le festività.
Con certosina puntualità le compagnie aeree si muovono attuando quasi una politica di cartello e alzando le tariffe nei giorni più caldi. Più si avvicina il Natale e più il biglietto per la Sicilia costa caro. Ciò incide sui flussi turistici in entrata e quindi sull’economia diretta della regione, ma anche sulle tasche degli studenti fuori sede – e ormai si tratta di migliaia di giovani – che tornano a casa durante le festività.
Una strategia diabolicamente studiata persino in relazione alle sedi universitarie più selezionate dagli studenti siciliani. Il caro voli riguarda ovviamente Milano, a seguire Bologna e infine Torino.
Abbiamo scelto il giorno 23 dicembre – nemmeno uno dei più cari – per una tabella dimostrativa. Tornare a Palermo da Milano, solo biglietto d’andata ha costi esorbitanti: 347 euro da Linate, 289 euro da Malpensa, 225 da Orio al Serio. Volete sapere, al contrario, quanto costa raggiungere Milano da Palermo? Appena 63 euro, stessa tratta, stesso giorno. L’unica variante è che non c’è possibilità di speculazione perché la richiesta del servizio è irrisoria.
Spostiamoci a Bologna, la seconda città più cara in questa speciale graduatoria. Per tornare a Palermo, sempre il giorno 23, occorrono 271 euro, addirittura 313 se si vuole anticipare di un giorno. Una tariffa di oltre 10 volte superiore a quella applicata, sempre per Palermo un mese dopo: il 17 gennaio si arriva a Palermo con 25 euro. E da Torino che con il suo Politecnico è destinazione della speranza di molti giovani siciliani? Appena, si fa per dire, 182 euro.
E tutto ciò nonostante quasi 2 anni fa il Parlamento Europeo abbia approvato una risoluzione attraverso la quale si riconobbe alla Sicilia la condizione di insularità. Un principio che si richiama alla cosiddetta continuità territoriale per la quale i territori al’interno di uno Stato non possono essere penalizzati per la loro collocazione geografica. Ma devo essere i Governi locali, incassata la risoluzione europea, ad avviare le opportune trattative con i gestori dei servizi di trasporto e a studiare opportune norme ed efficaci regolamenti, nel rispetto dell’indicazione europea. Ma sinora, né da Palazzo Chigi, né da Palazzo D’Orleans sono arrivati segnali incoraggianti