Grasso, il futuro è passato

Fabio Fazio a Che tempo che fa ospita il presidente del Senato in una puntata all’insegna della nostalgia. La sensazione è che Liberi e Uguali voglia giocare a specchio: all’ottantunenne Berlusconi ribatte con il magistrato palermitano. E persino la Littizzetto si ammoscia…

Nella sera di Bono Vox e del suo compare The Edge, Fabio Fazio con Che tempo che fa si consente il lusso di prendersi anche la prima pagina della politica italiana chiamando nella sua comoda poltrona, dove mai una domanda diventa insidiosa (e quando lontanamente lo è, il tono è quello della necessità), nientepopodimenoche Piero Grasso.
Bono presentava il nuovo ellepì (spiace, ma per noi la musica resta il vinile), Grasso il suo ultimo capolavoro dal titolo Liberi e Uguali. Una serata dedicata al passato e alla nostalgia. Per carità, non vorremmo che si pensasse che qui si tifa per la rottamazione, né che per cercare qualità si chieda la carta d’identità. Ma il punto più alto è stata l’esecuzione acustica di Sunday Bloody Sunday – targata anni ’80 – e la stessa cosa si potrebbe dire per Grasso che esegue uno spartito di repertorio. Con tutti gli sforzi possibili, si fa fatica a mettere il suo nome nella stessa riga con la parola futuro. Emanuele Macaluso, pochi giorni fa, con la perfidia che non gli ha mai fatto difetto e con la consueta capacità di non tenersi mai nulla dentro, ha dettato un epitaffio di Grasso mica male: “A 73 anni non si è leader ma prestanome…”.
Siamo nel campo delle opinioni, ci mancherebbe, ma chi non ha avuto lo stesso pensiero persino nel campo largo di quella sinistra che si sogna alternativa ma ricorre al papa straniero per crearsi le condizioni di esistere? Oppure si vuole sostenere che Piero Grasso sia cresciuto a pane e Marx con una spruzzatina di Lenin e che trae da quella formazione culturale la spinta per rappresentare l’evoluzione dell’attuale Partito Democratico?
In questa prima serata su Rai 1 ci sarebbe stato bene Gianni Minà che del passato e della memoria ha fatto un marchio di fabbrica. Del resto, Fazio ha respirato la stessa aria già dai tempi di Anima Mia e non ha tradito neanche questa volta. Regola prima: guardarsi alle spalle anche se si parla del domani. Ma se siamo costretti a pescare nel passato sia nel rock che nella politica vuol dire che non stiamo messi proprio bene.
Per onestà intellettuale, una cosa deve essere detta: Bono non ha sbagliato una sola nota e non ci riferiamo soltanto alla musica. E lo stesso ha fatto Piero Grasso, politicamente corretto sino al midollo, ma come nel caso di Bono non trasmette la sensazione di una visione futura. Il leader degli U2 ripete se stesso con grande classe, ma la musica rimane sempre la stessa da un paio di decenni. Piace agli over, rassicura chi sostiene che il rock la sua stagione di esplosiva creatività se l’è già messa dietro le spalle.
Grasso corre lo stesso rischio, piacere agli over e solo a quelli. Una volta il target di riferimento della sinistra (extraparlamentare, per essere nostalgici sino in fondo) era un altro, caratterizzato dalle generazioni che inseguivano il Sogno, proprio quello con la esse maiuscola. Forse hanno pensato di giocare a specchio, classica strategia calcistica che consiste nel ricalcare lo schema di gioco dell’avversario. E all’ottantunenne Berlusconi si risponde con Grasso. Si è autorizzati a pensarlo, perché sognare con Grasso non sembra operazione semplice e chi ha figli nella fase alta dell’adolescenza lo può testimoniare.
La sensazione è che l’unico obiettivo sia vincere il derby muscolare con Renzi piuttosto che cercare di riportare alle urne quel 50% di italiani che di votare non ne vogliono più. O di provare a strappare i giovani alle tentazioni che hanno il volto di Grillo e di Casa Pound, secondo le inclinazioni.
Liberi e Uguali ha ammosciato persino Luciana Littizzetto. E quando la satira ti annoia…

Ps- Il tripudio finale ha avuto il volto di Renzo Arbore, guru del varietà televisivo alternativo: 80 anni ben portati, anche lui in versione rievocativa per promuovere le due puntate celebrative di Indietro Tutta (a 30 anni giusti giusti dal suo strepitoso successo). Capisce Piero Grasso in quale contesto è stato incastonato?

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