“A questa antimafia ci siamo ormai abituati”

Claudio Fava spiega così il flop del sit in per Di Matteo e il pienone alla presentazione del libro di Cuffaro.

Meno di una ventina di persone al sit in di solidarietà per Nino Di Matteo, un teatro strapieno per la presentazione dell’ultima fatica letteraria di Totò Cuffaro. “Mai più trattative Stato-mafia” in un cartello tenuto in alto dagli attivisti di Scorta Civica a piazza Vittorio Veneto. “I proventi della vendita dei libri saranno totalmente devoluti per aiutare i detenuti del carcere Ucciardone” dice invece il cartello sul banchetto all’ingresso del Don Bosco Ranchibile.

Eccole lì, le due Palermo, che convivono fianco a fianco. A dividerle, forse meno di cento passi. E un divario culturale tra i due mondi che appare ogni giorno più incolmabile. “Se non ci fosse stata la presentazione del libro – ha dichiarato Cuffaro ai cronisti – sarei andato anch’io al sit in per Di Matteo”, quasi a voler colmare una crepa che appare ormai insanabile. Ma l’unico punto in comune sembra essere il forfait che Vittorio Sgarbi ha riservato a entrambi gli appuntamenti. Forse. Già, perché se per scusarsi per l’assenza al don Bosco, l’assessore ai Beni Culturali ha mandato una lettera, al sit in di Scorta Civica Sgarbi ha riservato soltanto un post di scherno sui social.

Ma al netto delle polemiche tra fazioni, resta l’immagine del deserto di piazza Vittorio Veneto contrapposta alla folla accorsa per ascoltare Cuffaro. Secondo Claudio Fava, figlio del giornalista ucciso dalla mafia nell’84, già vicepresidente della commissione nazionale antimafia e tra i più quotati per la presidenza della Commissione regionale d’indagine sulla criminalità, “probabilmente si tratta ormai di un’antimafia a cui ci si è abituati. Non c’è più la curiosità di capire cosa sta succedendo a un sit in, di sapere cosa rappresenti oggi la vicenda professionale di Nino Di Matteo”.

“La presentazione del libro di Cuffaro, al contrario, solletica la curiosità – aggiunge -, rappresenta la trasgressione divertente. Invece di andare a fare il soldatino al sit in per Di Matteo, si prende parte alla nuova rappresentazione del teatrino della politica. Noi siciliani amiamo il teatro, amiamo le recite, amiamo guardare dal buco della serratura”.

Insomma, l’antimafia non appassiona più, o quantomeno non come un tempo. Soprattutto in Sicilia, che è stata laboratorio dei percorsi antimafia, fuori e dentro le istituzioni. Compresa l’Assemblea Regionale, con la sua commissione d’indagine sulla criminalità organizzata. E la pazza idea che a presiederla possa essere proprio uno degli sfidanti di Musumeci alle regionali, Claudio Fava.

“Se dovesse arrivare questa proposta – ammette ancora – sarei felice di mettere a disposizione il lavoro fatto in questi trent’anni, anche quello fatto negli ultimi cinque da vicepresidente della Commissione nazionale Antimafia. In questo senso a legare le due esperienze ci sarebbe una linea di continuità, anche perché al di là di poteri diversi, tra le due Commissioni Antimafia c’è una sinergia naturale. Tra l’altro la Sicilia è anche un laboratorio politico dove riesci a valutare meglio che altrove l’utilità di alcune leggi o la necessità di modificarle. Dalla confisca dei beni allo scioglimento delle amministrazioni per mafia, ci sono tutta una serie di strumenti che rischiano di essere datati e che hanno bisogno di una messa a punto”. Insomma, bisognerà attendere ancora un po’ per la composizione delle commissioni parlamentari e la relativa elezione dei vertici. Questione di tempo. In fondo Claudio Fava parla già da presidente.

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