L’amore folle che ti fa girar come fossi una bambola…

L’amore rincoglionisce? Tenetevi forte perché il tema oggi è questo. E so per esperienza che sarà peggio di Guelfi e Ghibellini, Capuleti e Montecchi, juventini e interisti. Sarà guerra tra i tifosi: l’amour fou, quello dello sballo h24, capace di mettere tutto in secondo piano, contro quello mite e temperato, oserei dire responsabile e domato, senza sussulti ma con promessa di eterna felicità. Si consolano così i babbei, con l’eterna felicità dimenticando che essa è la somma di tante eterne felicità quotidiane.

Se volete sapere la mia, l’amore rincoglionisce, deve rincoglionire, perché rende accettabile ogni camurria quotidiana; rincoglionisce perché colora di rosso accesso anche le zone grigie; rincoglionisce perché annulla la linea del tempo e unisce con un filo ideale il momento della separazione con il nuovo incontro e quello che c’è nel mezzo è solo una pausa pubblicitaria; rincoglionisce perché ti fa lavorare meglio e perché ti fa avere più cura di te. E ti restituisce quel romanticismo che avevi perso per strada e di cui non ti vergogni più. L’amore ti fa girare come fossi una bambola…

Lo si incontra poche volte quest’amore, a volte se ne ha persino paura. Lo annusi come un pericolo, fiuti un’aria insidiosa, è quell’odore che non ti è familiare ma che in qualche modo riconosci, che ti stordisce e per questo ti spaventa. È qualcosa che sfugge al tuo controllo. E lì devi prendere una decisione: fuggire o cedere. Come in una mano di poker, alzare la testa e cercare gli occhi di lei e capire se andare a vedere, se credere all’istinto e alla ragione che per una volta sono alleate e ti suggeriscono di non lasciarti scappare l’occasione della tua vita, oppure se passare ancora una volta e non correre rischi.

Io sono andato a vedere. E non era un bluff. È cominciato così un gioco di seduzione fatto di sguardi e di parole, ho fatto l’amore con la sua testa ancora prima di toglierle i vestiti. Questo gioco continua ancora oggi, la somma dei giorni è cemento armato, si gioca e si ride. E si vive. Descrivere questo genere di amore può sembrare un esercizio di stile. Chi c’è dentro si sente in una bolla inaccessibile, privilegio e fortuna e vive di sentimenti forti che l’amplificatore della passione spinge al massimo del volume. Io l’ho riconosciuta quando s’è tolta una scarpa – elegante e seducente, perché quella scarpa in fondo era lei – e l’ha sbattuta sul tavolino, ma talmente forte che tutti dentro quel bar si sono girati di scatto. E ci hanno visto guardarci dritti negli occhi e parlare in un nostro codice appena avviato. L’ho sentita mia, per la prima volta, nudi in mare in un giorno d’autunno, incuranti del mondo, naturalmente felici e ignoranti. Le ho chiesto di unire le nostre vite davanti all’oggetto meno romantico che si posa immaginare e abbiamo sorriso perché sapevamo entrambi che quello era il momento giusto. Io l’ho riconosciuta e non era semplice né scontato. E sono queste le parole chiave, perché l’amore che rincoglionisce ha una natura semplice e mai si presenta scontato.

Ps – Le pagine del mio diario sono diventate una casa comune. Gente che va, gente che viene, gente che torna. Questo è il racconto che il mio più intimo amico, già mio ospite, mi ha lasciato quale testimonianza del suo stato di grazia. Vivere sotto la spinta della passione fa bene, riempie la mente di pensieri positivi, stimola la creatività. Questo mio amico ne è la prova, dice di essere fortunato, addirittura un privilegiato. È tornato ragazzino, ha perso il cinismo, ha recuperato ideali che si erano rintanati in cantina. Ogni minuto è dedicato alla sua donna e solo per questo riesce a superare ostacoli che prima l’avrebbero fatto scappare al quinto minuto del primo tempo. E, cosa che mai avrei pensato, si è convertito al bloody mary. Ah, la forza dell’amore…