“Io, Cuffaro, Alfano e la voglia di fare centro”

Intervista esclusiva a Saverio Romano, dall’addio a Verdini alle prossime alleanze con i moderati, sino al consenso di Orlando: “Evidente, per carità, ma non supera i confini di Palermo ed è stato costruito anche con uomini del centrodestra”. E al presidente Musumeci dice che…

È un giorno come un altro, nonostante abbia dovuto chiudere una parentesi importante della sua vita politica. Un’operazione chiarezza che riguarda più gli aspetti nazionali che quelli regionali, perché Saverio Romano in Sicilia l’orizzonte del centrodestra non l’ha mai abbandonato. Lasciare Verdini e Ala è stato abbastanza semplice, tanto quanto impegnarsi in Sicilia per ricostituire l’alleanza che ha portato alla vittoria di Nello Musumeci.

Il difficile comincia adesso, alte sono le aspettative dei siciliani, disastrosa l’eredità che, in tutta onestà, non può essere soltanto ascrivibile a Crocetta, anche se il presidente uscente molto ci ha messo del suo. Oggi individuare emergenze e priorità sembra quasi un esercizio di stile perché trovare un solo aspetto positivo da cui ripartire è un’impresa. C’è l’esigenza di riattivare la macchina regionale concentrando ogni sforzo in direzione dell’occupazione, specie quella giovanile, i cui dati sono disastrosi oltre ogni limite di sopportazione.

“È vero – sottolinea Romano – la priorità assoluta è il lavoro, ci sarà bisogno di un piano Marshall per garantire un futuro ai nostri giovani. Obbligatorio partire dai percorsi di formazione, anche di quella  professionale. Nell’uno o nell’altro caso la Regione dovrà farsi carico di intercettare le esigenze del mercato e creare le connessioni tra il mondo delle imprese e i giovani. Gli strumenti ci sono, ma è necessario saperli attivare in tutte le direzioni affinché l’intervento pubblico risulti efficace. In quest’ottica ci sono tre deleghe del governo che sono centrali: la formazione – come già detto –  il lavoro e le attività produttive.  E non conta chi le gestisce, serve quell’unità d’azione che dovrà rendere attuabile la svolta che i siciliani si aspettano”.

Appena 5 mesi fa, dopo le comunali di Palermo in cui il Cantiere Popolare non riuscì a superare la soglia di sbarramento, c’erano nell’aria le note della marcia funebre, oggi il ritmo è un allegro andante…

Sbagliava allora chi riteneva tramontata o superflua la nostra esperienza politica. Io ero sicuro che alle Regionali, con un candidato in grado di trascinare la coalizione e con condizioni meno penalizzanti, avremmo ottenuto un buon risultato. I numeri bisogna saperli leggere, a Palermo abbiamo preso quasi gli stessi voti, in provincia siamo sempre stati più forti, c’erano meno candidati delle comunali e la possibilità di fare emergere meglio il peso di un partito strutturato come il nostro. Il successo non mi stupisce neanche un pò”.

Al contrario di giugno stavolta non è stato evocato il fantasma di Totò Cuffaro…

“Non avrebbe avuto senso, Cuffaro ha sempre detto di non votare Musumeci. Era notorio, sarebbe stata una forzatura, si sapeva che avrebbe preferito Armao o Sgarbi. E poi posso dirvi una cosa…”

Prego

Cuffaro ha amici da tutte le parti, dalla Lantieri che sta nel Pd, a esponenti di Forza Italia che ha fatto votare a Trapani ed Agrigento. È vero, a Palermo ha indicato un nostro candidato, a conferma che, per le sue caratteristiche, non è inquadrabile in una sola area. Ha fatto il presidente della Regione e il leader di un partito centrista al tempo della grande diaspora, è normale che suoi amici ne trovi da ogni parte. A giugno la questione fu diversa, avevi voglia di dire che Ferrandelli non era il candidato di Cuffaro, si era creata una bolla mediatica che ha aggravato il risultato finale. Detto questo, il consenso di Orlando è inequivocabile, anche se non supera i confini di Palermo. E la sua vittoria è stata fortemente propiziata da un centro moderato che mi pare stia tornando a casa”.

Lei prevede che la maggioranza del cosiddetto modello Palermo perderà pezzi strada facendo?

Totò Lentini è già andato via e a Palermo conta per il 4%, Mimmo Russo è passato con Fratelli d’Italia e molti altri candidati al Comune non erano certo di centrosinistra. Io credo che le Regionali sono state anche un momento di chiarezza politica”.

Si diceva del centro moderato che si accinge a tornare nei suoi naturali recinti.

“Vincere aiuta a convincere…”.

 È un pensiero in vista delle Politiche di primavera?

“Una riflessione universale. Però è vero che le elezioni di novembre hanno dimostrato che in Sicilia le forze moderate sono vive più che mai. Dopo averle riunite su scala regionale bisognerà fare lo stessi ragionamento in campo nazionale, trovare le giuste convergenze con Cesa, Fitto, Quagliarello, Costa, Zanetti e tutti quelli che hanno un’identità e una matrice comune”.

Non ha citato Alfano…

“Non potrei, ha fatto un accordo organico con il centrosinistra, alle scorse regionali ha perso l’ultimo treno per aggregarsi”.

Non farà neanche un tentativo?

“Oggi i nostri elettori non capirebbero il senso di un accordo. Non è più accettabile”.

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