Palermo, meglio un punto: te lo insegna Sergio Leone…

“Quando un uomo col fucile incontra un uomo con la pistola, l’uomo con la pistola è un uomo morto”: lo disse Ramon a Joe nel film memorabile di Sergio Leone “Per un pugno di dollari”.

E come finì lo sanno tutti: a rimetterci la pelle fu invece Ramon, l’uomo col fucile.

Vi starete chiedendo perché prendo l’abbrivio da così lontano per commentare lo 0-0 di ieri pomeriggio fra Palermo e Venezia. Semplice: l’uomo col fucile, nel caso in esame, era il Palermo, quello con la pistola, il Venezia. Ebbene, se si fosse ripetuto il finale paradossale del film di Sergio Leone, poteva succedere che il Palermo perdesse la partita, dopo averla dominata. E invece l’ha “solo” pareggiata e questo i cosiddetti “tifosi da poltrona” non intendono tollerarlo e su Facebook lanciano strali velenosi nei confronti del Palermo “incapace di battere una squadretta che al massimo può disputare la serie C”, accanendosi come mai prima contro Tedino “che si caga addosso (testuale, ndr) e spreca tre inutili difensori contro una squadra che schiera un solo vero attaccante”.

Sono commenti perentori e non ammettono repliche, perché, come si sa, i tifosi da poltrona sono espertissimi, sanno tutto di tecnica, tattica e moduli, hanno la testa fresca, le idee chiare, non sono mica rintrucilliti dal freddo polare, con vento incorporato, che stasera soffiava implacabile allo stadio. Loro, se la partita langue, dalla poltrona passano al divano, che è più comodo e, per prevenire travasi di bile, ordinano alla moglie: “Talè, a mugghieri; fammi subitu un cafè ca chisti mi stannu fciennu niesciri i cuoinna ri fuora!

Ora io non sto qui a contestare i “contestatori in servizio permanente effettivo”, dico solo che il calcio è un gioco strano, che, per diventare spettacolo, esige la partecipazione di entrambe le squadre in campo e che la presunta superiorità tecnica non assicura la vittoria. Anzi, dirò di più, qualche volta non assicura nemmeno il pareggio. Insomma, “fare la partita” per ottanta minuti su novanta, tirare decine di volte in porta, giocare sempre nella metà campo avversaria non garantisce un fico secco, perché bastano una sola azione e un solo tiro dell’avversario per perderla, la partita…

Altro che…

Ergo: teniamoci questo punto e pensiamo alla salute! Che è come dire: accontentiamoci perché è sempre meglio fare un punto che nessuno. Andrà meglio la prossima volta, anche se affronteremo la prima della classe, il Bari, in casa sua. E dovremo farlo senza i due centrali di metà campo, Jajalo e Nurawsky, entrambi out perché erano diffidati e il signor Chiffi di Padova li ha ammoniti.

A proposito di Chiffi: come definire la sua direzione? Confusa? Contraddittoria? Fantasiosa? Originale? Isterica? Insomma, un fischietto veramente scarso che interpretava i falli a modo suo, quasi sempre… a sorpresa. Ti aspettavi fischiasse contro e invece fischiava a favore. E viceversa. D’altronde che fosse scarso lo sapevo da due anni almeno, da quando in un Sampdoria-Palermo, lui faceva il giudice di porta (allora c’erano, ora c’è il VAR) e su un bolide da fuori area di Morganella, non vide che la palla era entrata di almeno mezzo metro. Ed era lì a dieci centimetri di distanza. E così noi invece di vincerla quella partita la pareggiammo.

Chiffi di Padova: quando giovedì ho visto che era stato designato lui, mi son detto: “Speriamo di essere così forti e fortunati da battere anche lui e la sua inadeguatezza!”.

Ma così non è stato perché Chiffi ha consentito ai mastini veneziani di picchiare all’“urbigna”, senza fare una piega e quando finalmente l’ha fatta è stato non per l’ennesimo fallo ma per la reazione verbale dell’autore del fallo: Domizzi. Che è stato espulso. Ma eravamo agli sgoccioli della partita e delle energie e non sono bastati né La Gumina né Embalo per sfondare la muraglia umana tirata su da Inzaghi, che, memore dei suoi trascorsi di rapinatore d’area, se c’è una cosa che da allenatore gli riesce bene è quella di insegnare ai suoi giocatori come si fermano gli attaccanti. Non per nulla, la difesa meno battuta della serie B è la sua. Come il suo è anche l’attacco meno prolifico, migliore solo di quello dell’Ascoli e del Carpi.

Se poi ci meravigliamo ancora del fatto che il Palermo giochi meglio in trasferta vuol dire che non guardiamo la realtà così com’è, e la realtà dice che il Palermo gioca sempre in trasferta, visto che trova più tifosi fuori che in casa. Solo che fuori, gli avversari, sospinti dai propri tifosi, attaccano e, così facendo si espongono al contropiede. Com’è successo a Carpi e ad Avellino.


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