Lavoratori siciliani? Tié

Drammatico il report di Eurostat: il 57% dei giovani sotto i 25 anni è disoccupato. Massimo Papa, presidente del Cenfop: “Fondamentale una riforma della formazione professionale. Basta con i fondi a pioggia e bisogna fondere le risorse regionali, statali ed europee”.
Sono dati preoccupanti quelli che emergono dai database di Eurostat sulla disoccupazione giovanile in Sicilia. I giovani disoccupati sotto i 25 anni sono il 57,2%. Un dato allarmante già paragonato a quello italiano, che si attesta, nel mese di ottobre, al 34,7% (migliorato dello 0,7% rispetto a settembre), ma che diventa imbarazzante se messo a confronto con alti Paesi Europei come la Germania, dove il livello di disoccupazione giovanile si attesta al 6,6%, la Repubblica Ceca (7,2%) e l’Olanda (7,9%).
Eppure per contrastare la disoccupazione giovanile sono stati assegnati diversi fondi mai utilizzati, con una macchina burocratica troppo lenta per fronteggiare l’emergenza lavoro. Dei 15 milioni di euro del contratto di ricollocazione, che prevederebbero corsi personalizzati sia per chi vuole aprire una propria attività sia per il lavoro dipendente, dopo gli avvisi emanati dalla Regione, si sono perse le tracce. Ancora più grave la mancanza dell’arrivo dei fondi Resto al Sud, ben 280 milioni di euro da distribuire tra Sicilia, Campania, Calabria, Sardegna, Puglia, Basilicata, Abruzzo e Molise destinati agli under 35.
Non sono state ancora compilate le graduatorie per l’assegnazione dei 40 milioni di euro designati al Primo insediamento dei giovani in agricoltura, mentre devono essere ancora ripartiti alle regioni dal governo nazionale i fondi per il nuovo Garanzia Giovani.
Per non parlare della formazione professionale, con i corsi fermi da due anni e mezzo e per i quali erano stati spesi circa 2,5 miliardi di euro.
“È il terzo anno di inattività dei corsi di formazione professionale tradizionali – dice Massimo Papa, presidente regionale del Cenfop (Coordinamento Enti Nazionali per la Formazione e l’Orientamento Professionale) – e, ora più che mai, non è più procrastinabile una riforma strutturale dei corsi. L’impostazione che veniva data ai corsi di formazione era sbagliata. Le risorse erano in mano a pochi enti, con una forte diseguaglianza anche territoriale“.
Secondo Massimo Papa i corsi di formazione professionale sono fondamentali per il riavvio dell’occupazione giovanile, nonostante spesso si senta dire che siano stati più utili ai formatori piuttosto che ai formati. “Non è che se avviene un caso di malasanità vengono chiusi tutti gli ospedali – precisa Papa – ma è quello che è accaduto ai corsi di formazione. Ci sono stati enti che non hanno rispettato le regole? Eppure ogni corso deve superare più controlli, dall’Ufficio del lavoro alla Regione passando dal Deloitte (azienda di servizi di consulenza e revisione, ndr). Con tutti questi controlli come è possibile che la Regione non riesca a distinguere il grano dalla pula?”.
Sui fondi statali ed europei non sfruttati a dovere, Massimo Papa ha le idee chiare: “Purtroppo la Regione con un atteggiamento di forte accentramento non ha assolutamente gestito bene questi fondi. Ci sono invece agenzie del territorio,  come ad esempio il Gal Natiblei, che hanno dimostrato di poter possono eseguire azioni di orientamento di queste risorse. Non servono i fondi elargiti a pioggia, serve una programmazione che parta dal basso“.
“Infine – conclude Papa – bisogna che ci sia una governance delle risorse per poter fondere insieme fondi regionali, statali ed europei in un’unica azione mirata e programmata”.