La seconda vita del dott. Cascio: “Io, disintossicato dalla politica”

Dopo l’assoluzione dal reato di corruzione, il cattura voti di Berlusconi prima e Alfano poi, scopre una nuova dimensione di sé. “Grazie alla mia famiglia e agli affetti veri. In questi anni ho ripulito la mia rubrica telefonica. La politica è una passione, ma ora la guardo con un certo distacco. L’unica certezza è fare il medico a tempo pieno”.

Oggi chiamatelo dottor Francesco Cascio, perché dell’ex presidente dell’Ars, dell’assessore e del politico di lungo corso, del coordinatore regionale di partito, dell’uomo d’oro di Berlusconi ed Alfano, non c’è quasi più traccia. Anche dopo l’assoluzione dal reato di corruzione che segna uno spartitraffico nella vita di un uomo che ha scoperto una nuova dimensione di se stesso. “Il processo è durato 2 anni durante i quali ne ho perso 20 di salute”. L’esordio la dice lunga su come la vicenda giudiziaria abbia inciso sulla decisione di Cascio di guardare la politica con un sano distacco.

“Il reato di corruzione è a mio avviso il più odioso per un politico. Ho vissuto questa vicenda come una malattia. Figurarsi che per evitare la prescrizione ho scelto in primo grado il rito abbreviato. Volevo fare in fretta e chiudere la vicenda. E ho sbagliato perché il rito abbreviato è troppo sbilanciato verso l’accusa. Poi quando si entra nel vortice della condanna tutto passa in secondo piano e ho imparato che non basta essere certi di non essere colpevole per superare indenne un processo. Ma anche le esperienze peggiori possono contenere note positive”.

Quali nel suo caso, l’addio alla politica?

“Mi sono disintossicato dalla politica, per tanto tempo ho vissuto solo di essa. Io sono un medico, pensate che l’ultima volta che l’ho fatto in esclusiva era il 1993. La passione per la politica è rimasta, guardo sempre con interesse agli scenari regionali e nazionali. Diciamo che ho perso il vizio. Non so se sarà un addio, di certo la vivo con maggiore distacco. Ma in realtà le note positive sono anche altre. Per esempio ho ripulito la mia agenda telefonica…”

Un classico, nel momento delle difficoltà…

“Ho avuto il privilegio di scoprire quali sono gli amici veri e con essi e con la mia famiglia ho affrontato i lunghi giorni tra la condanna in primo grado e la completa assoluzione di oggi. Giorni in cui la mia famiglia è stata fondamentale, importante il lavoro e l’affetto delle persone che lo hanno dimostrato verso l’uomo e non per l’uomo di potere. Il resto si può derubricare alla voce varie ed eventuali”.

Lei è stato uno dei pochi politici sotto inchiesta che non ha mai agitato lo spettro del complotto.

“La vicenda processuale ha impedito la mia candidatura, ma non c’era alcuna possibilità di fare prima. Nulla da dire al collegio che mi ha giudicato. Anzi, devo dire grazie ai giudici dell’appello che hanno dimostrato in aula, durante il dibattimento, di conoscere ogni singola riga delle carte processuali. Avrebbero potuto farsi condizionare dalla precedente condanna e dal mio status di imputato eccellente. La mia ulteriore condanna poteva rappresentare una medaglietta da appuntarsi al petto. E invece devo sottolineare la loro professionalità anche a costo di sembrare un ruffiano. Nel mio caso credere nella giustizia ha avuto un senso, alla fine ha funzionato il gioco dei pesi e contrappesi e il giudizio di primo grado è stato ribaltato”.

In questa sua prima vita ha fatto di tutto: consigliere comunale, assessore di ogni livello istituzionale, vice presidente della Regione, presidente del Parlamento siciliano, deputato nazionale, leader di partito. Il curriculum sarebbe da pensione, l’età non proprio, meno che mai lo spirito. A 54 anni reputa un paradosso la domanda: ma da grande cosa farà?

“ Certamente il medico. Per il resto si vedrà”.

 


(foto di copertina: Franco Lannino © Studio Camera )