La mafia e i giovani: “Spesso preferiamo voltare le spalle, pur condannandola”

Quando parliamo con un amico di un’altra città, inevitabilmente accade almeno una volta che si arrivi alla fatidica domanda: “Ma da voi quanto è potente la mafia?”. Prima di questo momento, però, viene sempre un rito di approccio fatto di timide battute sul tema per sondare le nostre reazioni. Noi, a quel punto, ci sentiamo in dovere di mostrarci autoironici e consapevoli allo stesso tempo. Accogliamo quindi lo scherzo, magari ingenuo, per mettere a proprio agio il nostro amico e gli lasciamo capire che può parlare senza timore, magari esagerando, ipotizzando di venire improvvisamente prelevato da Al Pacino per essere giustiziato a sangue freddo.
Ma la verità è che questa cautela mista a incertezza è tanto loro quanto nostra perché nemmeno noi abbiamo una percezione chiara di quello di cui stiamo parlando. La mafia per noi è qualcosa legata più alla nostra storia che alla nostra vita: fatta di date, personaggi ed eventi che sentiamo di dovere ricordare e non di elementi che coesistono con noi. Oggi non ci sono cortei contro la mafia e non si grida più “fuori la mafia dallo Stato”, questo certamente è anche dovuto a delle effettive trasformazioni che sono avvenute negli anni passati, ma è anche vero che la mafia la si combatte ancora oggi, perché ancora esiste. Quindi cosa è cambiato in realtà? Forse anche noi ci siamo abituati a immaginare una mafia soltanto hollywoodiana e non vederla sui notiziari, se non occasionalmente. Le imprese di vari attori ci ha portati a pensare che dopotutto la mafia non è più una minaccia come prima, o che comunque è relegata solo in certi quartieri. O forse non riusciamo a capire quanto ci tocchi perché, al contrario, la vediamo come una forza invisibile che si muove intorno a noi ma i cui poteri e obiettivi ci sono sconosciuti.
In ogni caso, se il nostro amico si sente rispondere qualcosa di incerto come “Certo non è un problema come lo era prima ma esiste ancora e va combattuta”, è perché i primi a non parlarne siamo noi, non più per paura ma per distanza e indifferenza, come se la mafia fosse qualcosa che non potremo mai veramente capire e vedere e alla quale preferiamo, seppur condannandola, voltare le spalle.