Massacro Sicilia

L’isola è ultima per vivibilità, a Musumeci il compito di riscattare una politica che non ha saputo dare le risposte giuste. E la nuova governance è il primo esame da superare…

Benvenuto Musumeci. È il messaggio che Italia Oggi recapita al neo presidente della Regione, con la gentile collaborazione dell’Università La Sapienza di Roma. E lo fa con una delle tante classifiche sulla qualità della vita che da decenni giocano al tiro al bersaglio con le città e le province siciliane. Stavolta il massacro è totale: Trapani ultima per vivibilità su 110 città prese in esame, appena quattro posizioni sopra c’è Palermo che precede di un posto Siracusa e di tre Catania. La nostra leader è Ragusa e su questo credo che ogni siciliano che conosce un po’ il territorio potrà essere d’accordo.

Nonostante il nostro giornale sia nel suo piccolo il primo – e non il solo – a sottolineare quasi ogni giorno le storture della nostra isola, viene difficile pensare che Trapani sia la peggiore città d’Italia in cui vivere e la Sicilia la terra del demonio.

I coefficienti attraverso cui vengono stilate queste classifiche sono abbastanza opinabili, anche in presenza di autorevoli testate e pregiate facoltà universitarie. I difetti della Sicilia li conosciamo bene e sono in buona parte ascrivibili a due fattori: una ignoranza di fondo che determina un alto tasso di inciviltà e la mancata cura della cosa pubblica, ma anche e forse soprattutto l’incapacità di una classe dirigente che da troppo tempo ha privilegiato interessi parziali rispetto a quelli collettivi.

Paradossalmente passa in secondo piano la mafia, che forse è figlia di quanto sopra detto e non madre. Piuttosto si può parlare di una certa mafiosità nei comportamenti di chi si ostina a pensare che i doni della natura – il sole e il mare – giustifichino il disprezzo per la civiltà.

La carta gettata dal finestrino dall’auto in corsa è regola di vita, i vigilantes sui mezzi pubblici una necessità. Entrambi i fattori, fra i tanti che si potrebbero elencare, segnalano quanto dalle nostri parti la civiltà sia solo un sostantivo. Per non parlare della corruzione e degli impresentabili che riscontrano un imperituro successo di pubblico o degli appalti pubblici banditi e di cui non si hanno più traccia, come ha sottolineato giovedì scorso il vice presidente dell’Associazione Nazionale Costruttori, Massimiliano Miconi, al forum organizzato dal nostro giornale.

Se a buon diritto riteniamo oltraggiose le valutazioni fredde e penalizzanti che relegano la Sicilia all’ultimo posto in Italia (e forse non solo…), bisogna riconoscere e combattere, con azioni quotidiane, culturali e repressive ogni forma di selvaggiume che impera contrastata nelle nostre città. Perché, al di là delle classifiche, viviamo in una terra benedetta da Dio ma abitata da una maggioranza di beoti. E non se ne può più. Musumeci ha una grande responsabilità perché arriva dopo il governo più deludente della seconda Repubblica. Ne prenda atto e agisca di conseguenza, allestisca una governance di livello, non si faccia imbrigliare da logiche ispirate dalla più bieca mediocrità di cui si avverte la presenza sentendo parlare in questi giorni del metodo di selezione degli uomini che lo accompagneranno nei prossimi 5 anni. Prenda atto che urge una svolta e scelga quale articolo vuole che si metta davanti al suo appellativo: indeterminativo o determinativo? Ci faccia capire se vuole essere solo un presidente o il presidente.