Jajalo, ma come hai fatto…

Sembrava Zidane. Quando l’ho visto svellere la palla dai piedi di un avversario, poco oltre la nostra area di rigore,  e partire di filato come un treno verso la porta avversaria, mi son chiesto: “Ma chi sta faciennu?”, e ho sgranato gli occhi, incredulo: “Viriemu runni vuoli arrivari?”. Intanto, lui – nientemeno che Mato Jajalo, il bosniaco che da tre anni noi tifosi prendiamo in giro per la sua lentezza, i suoi tocchi  di prima quasi sempre fuori misura e i suoi lanci quasi sempre sui piedi… dell’avversario – superava in dribbling chiunque gli si parava davanti e, giunto quasi sulla linea di fondo, scoccava un traversone all’indietro, giusto sul sinistro del lanciatissimo Nesterovski, che siglava di prepotenza il gol del 3-0.

Incredibile. Così incredibile che sono caduto col culo per terra dalla poltrona dov’ero seduto, in pizzo come sempre quando guardo su Sky il Palermo che gioca in trasferta: “Mi…. – ho urlato – Jajalo che all’improvviso sembra uguale a Zidane!”.

Avevo le lacrime agli occhi e ho pensato che erano lacrime di meraviglia così bella, così ammaliante da farle sgorgare come fossero zampilli di acqua sorgiva.

I due – Nestorovski e Jajalo – si sono abbracciati  a lungo: il macedone gli spifferava all’orecchio chissà che complimenti,  attipo: “Ma come hai fatto? Sei stato magnifico! E che palla che mi hai dato!… E poi dicono che sei lento …”. E, appena inquadrata in primo piano la faccia di Jajalo, lo vedevo che borbottava qualcosa all’orecchio di “Nesto”,  attipo: ” Minchione, ma come ho fatto? Parevano birilli… Tutti me li sono dribblati!”.

Scioltosi dall’abbraccio dei compagni, nel frattempo sopraggiunti per unirsi alla festa del 3-0, l’operatore Sky ha di nuovo inquadrato in primissimo piano il volto di Jajalo: era felice, sì, ma recava anche, marcati, i segni della fatica… E mi sembrava pensasse cose del tipo: “Ma è proprio vero? Sono stato io a fare tutto questo? Strappare quella palla e portarmela avanti per cinquanta metri, superando ogni avversario che mi si parava davanti? Sono stato io che ho fatto quell’assist così preciso, che “Nesto” ha poi trasformato nel terzo gol?… Ma come ho fatto? Sembravo Zidane!” .

È palese che questa mia è una variazione sul tema della splendida vittoria del Palermo sul temibile campo del “Partenio Lombardi” di Avellino, una vittoria con la “V” maiuscola, nel senso di strameritata perché compiuta giocando quasi un’ora con un uomo in meno. Una variazione che mi è uscita dal cuore, prima ancora che dalla mente, convinto come sono che il calcio è lo sport più bello e amato al mondo per la sua imprevedibilità che qualche volta, anzi spesso, diventa follia. Follia nella sua accezione più accattivante, quella che ti fa sognare, fantasticare…  Vincere e perdere sempre con la luce negli occhi, come se avessi comunque vissuto un’esperienza unica.

Solo nel calcio, infatti, è possibile che un giocatore “normale” all’improvviso ti inventi un a giocata da fuoriclasse.

Solo nel calcio, infatti, è possibile perfino che un giocatore qualunque, diciamo pure “scarso”, all’improvviso venga rapito da una fantasia, un colpo di genio – chiamalo come vuoi – che lo trasforma in un asso.

La partita del Partenio era attesa con ansia e preoccupazione da tifosi e addetti ai lavori, dopo la figuraccia rimediata lunedì scorso al “Barbera!” contro il Cittadella. E poi c’erano le scorie del fallimento, alle porte della Palermo Calcio, su istanza depositata dalla Procura di Palermo.
Insomma, cinque giorni vissuti sul filo del rasoio: da una parte la caduta verticale verso il “Nulla”, dall’altra, l’orgoglio della squadra e del suo allenatore che annunciavano un immediato riscatto contro l’undici dell’ennesimo allenatore in passato (recente, in questo caso) licenziato da ZampariniNovellino, che non è un pivello, aveva caricato bene il suo ambiente parlando di riscatto nei confronti di un presidente che “Sì, mi ha dato la chance di tornare in serie A – e per questo gli sono grato –  ma me l’ha tolta dopo solo un mese, dimostrando di non avere fiducia in me. Mi tocca dimostrargli che ha sbagliato!”.

E, infatti, appena entrati in campo i suoi giocatori sembravano caricati a molla, sferravano calcioni come fossero “all’urbigna”,  e poi se la ridevano con l’arbitro, come a dire: “Non  l’ho neanche toccato!”. E il giudice di gara, un tipo grasso più che grosso con un faccione rubicondo, che ammoniva a parole senza tirar fuori i cartellini. Col risultato che i “lupi d’Irpinia” continuavano a picchiare come fabbri e i nostri a leccarsi le ferite, specialmente Chochev, con la sua.

E, come accade quasi sempre, quando l’arbitro non ha il polso per tenere in pugno una partita, che si faceva sempre più calda, specie dopo l’1-0 del Palermo, al primo vero fallo di un nostro giocatore non ci ha pensato due volte e ha sguainato direttamente il “rosso”  per un intervento che, al massimo, meritava il giallo.

In dieci contro undici, sia pure in vantaggio di un gol, la situazione sembrava complicarsi maledettamente e ho pensato: ”Qui ci vogliono le p…e, perché questi si getteranno all’arrembaggio e l’unica è non arretrare troppo e colpire in contropiede”.

Il tempo si chiudeva sull’1-0 per il Palermo e io speravo che il nostro allenatore si inventasse qualcosa per rimediare a una situazione molto delicata. E il buon Tedino quel “qualcosa” se l’è inventato ed è stato come aver tirato fuori l’asso dalla manica: in pratica ha lasciato immutato l’assetto tattico della squadra, sostituendo l’infortunato Chochev con Sziminsky: la difesa, così, restava a tre e sulle ali potevano continuare il loro gioco da una parte Rispoli e dall’altra Aleesami.

Loro attaccano con la bava alla bocca, sbilanciandosi oltre il lecito e, nei buchi che lasciavano sulla tre quarti, si gettavano ora Coronado – finalmente tornato ai livelli sontuosi del Trapani che per suo merito, sfiorò nei play-off la promozione in serie A – ora Aleesami, ora Rispoli, ora… Udite, udite, Mato Jajalo, che al 77′ ti inventa quella galoppata irresistibile con assist vincente per il suo capitano. E per mettere, in pratica, il sigillo sulla più bella vittoria rosanero del campionato.

Vittoria, che va perfino oltre l’immenso valore dei tre punti, perché rimette sul loro piedistallo i due-tre giocatori che il Palermo vanta in più rispetto a tutte le altre pretendenti alla serie A: Coronado, Nestorovski e Rispoli.

Per non parlare di Gnahoré, tornato quello delle prime partite, ovvero un’autentica mina vagante per ogni avversario, in virtù della sua strapotenza fisica, della sua corsa e del suo incoraggiante fiuto del gol.

Tutte, avvisaglie, queste di una serie A che – volenti o non volenti tutti gli altri, chianciananni e facciuoli compresi –  non potrà sfuggirci .