Le preferenze? In Sicilia è prostituzione elettorale, meglio abolirle

Quanto costa la democrazia? Il sangue e l’impegno risponderebbero alcuni idealisti ma alle nostre latitudini, dove la fame e la disperazione abbondano, le indagini della magistratura dicono diversamente: 25 euro, 50 in alcuni casi. Sono dati che emergono dalle ordinarie storie di voto di scambio che ogni giorno emergono o da un’inchiesta giornalistica o da un’indagine dell’autorità giudiziaria. Il quadro che esce dagli articoli di stampa e ancora di più dai faldoni a disposizioni di varie procure è desolante: c’è un’intera regione dove la raccolta del consenso è fatta a suon di banconote, dove la prostituzione elettorale è il nuovo espediente per garantirsi una buona spesa al supermercato per almeno un mese.

Nella terra della sfiducia e della rassegnazione o scegli di non votare mai più o metti sul mercato il tuo voto nella certezza che si presenteranno immediatamente galoppini e sodali del potente di turno pronti a costruire consenso e fortune politiche sul voto di chi non riesce ad arrivare a fine mese. Non si tratta di una leggenda metropolitana ma di una realtà confermata oltre che dalle vicende giudiziarie anche dagli studi elettorali secondo i quali è al Sud che si registra il più elevato uso delle preferenze durante le competizioni elettorali.

Altro che bitcoin e moneta virtuale, nelle zone più disagiate del Mezzogiorno la preferenza è la nuova valuta da spendere per acquistare viveri o la benevolenza di qualche onorevole senza scrupoli pronto a battersi per nuove e irresistibili forme di lavoro precario e sottopagato.

Eccolo il circolo vizioso. Da una parte i disperati che con la matita dentro la cabina elettorale più che realizzare il cambiamento stilano la lista della spesa, dall’altra politici senza morale e senza idee ma con le tasche piene di soldi, i ras delle preferenze come li coccola certa stampa. Siamo davanti ad una storia dove l’unica vittima è la Sicilia e dove tutti sono carnefici di qualcuno o qualcosa.

Che fare davanti a questo scempio? Bisogna innanzitutto scegliere tra l’arrendersi e assuefarsi al degrado politico eretto a sistema o l’avere uno scatto di orgoglio e dignità avanzando una modesta quanto ardua proposta: aboliamo le preferenze. Già si odono gli strali di chi parla di democrazia ed elettori mortificati che non possono più scegliere i propri rappresentati ma la verità è in Sicilia che chi urla di più in difesa delle preferenze è chi non ha uno straccio di idea sul futuro della Sicilia e del Paese, chi è incapace di raccogliere consenso su una proposta e ha bisogno del voto per amicizia, chi è pronto a saltare sempre sul carro del vincitore con al seguito il bagaglio di voti e clientes.

Abolire le preferenze nella nostra Isola significherebbe liberare milioni di elettori dall’ignobile ricatto dei soliti noti e della mafia che del controllo del voto è sempre stata esperta. Abolire le preferenze significherebbe restituire ai siciliani delle forze politiche dignitose che non siano meri aggregati di interessi personali ma portatrici di idee e interessi collettivi.

Per abolire le preferenze serve coraggio ma anche responsabilità. Servirebbero soprattutto politici e partiti con la spina dorsale, capaci di proteggere i siciliani e che una volta eliminato il ricatto della preferenza non ci offrano liste piene zeppe di lacchè e cortigiani. A meno che uomini e donne di buona volontà non si facciano promotori di un referendum regionale per eliminare dal corpo esangue della Sicilia il bubbone delle preferenze. Ma questa non è già più una modesta proposta ma un sogno di una notte d’autunno.


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