Miccichè, sai che c’è un piano B?

Le grandi manovre per la presidenza dell’Ars: spuntano le alternative al leader di Forza Italia. Anche perché Musumeci…

Il tetris della composizione della giunta passa da non poche incognite per Nello Musumeci. Il presidente è al lavoro per le consultazioni con gli alleati della coalizione, nell’intento di comporre il delicato puzzle di un esecutivo regionale che, stando alle sue parole, dovrebbe essere all’insegna dell’autonomia dalle forze politiche che lo sostengono. Dovrebbe.

Perché intanto i segnali che arrivano, a cominciare dall’assenza del luogotenente di Berlusconi in Sicilia, Gianfranco Miccichè, all’incoronazione di Musumeci, sembrerebbero altri. Nell’infinito valzer del centrodestra, infatti, se Musumeci pressa per arrivare all’11 dicembre, data della prima convocazione della nuova Assemblea, con la giunta già al gran completo, ecco che gli alleati frenano. Molto gioca, infatti, non soltanto la prima poltrona di Sala d’Ercole, a cui punta lo stesso Miccichè, ma anche le due vicepresidenze (l’una spetta alla maggioranza, l’altra all’opposizione) e i componenti del consiglio di presidenza dell’Ars.

Il punto è che il partito dei contrari al ritorno di Miccichè nei panni di presidente dell’Ars farebbe ogni giorno più proseliti. E voci molto vicine a Musumeci raccontano che anche lui non farebbe salti di gioia. Intanto perché il nuovo primo inquilino di palazzo d’Orleans è impegnato nel costruire un’immagine di sé istituzionale e al tempo stesso di rinnovamento, dal tono di voce fino al brindisi alla proclamazione al fianco della nipotina. E Miccichè, dal canto suo, è evidentemente la fotografia plastica del ritorno al passato. “Non che alla gente importi chi sarà il prossimo presidente dell’Assemblea – ammettono alcuni esponenti della maggioranza a taccuino rigorosamente chiuso – però è un segnale”. Che va in direzione ostinata e contraria rispetto a quella discontinuità tracciata invece da Musumeci.

Così nella maggioranza la lotta fratricida per gli ingressi in giunta passa dalla presidenza dell’Ars e dai capricci di Micciché.

Così ecco che dalle parti della maggioranza si starebbe già lavorando al piano B. Se c’è chi infatti si dice pronto a puntare le proprie fiches altrove, su Marco Falcone o su Roberto Di Mauro, ecco che coloro che sono già pronti a sostenere il nome di Miccichè, lo farebbero per scongiurare un suo ingresso in giunta. L’aut-aut che il luogotenente di Berlusconi avrebbe posto a Musumeci, infatti, sarebbe quello: o la presidenza dell’Ars, o l’assessorato alla Salute. E Musumeci, di avere Miccichè in giunta, non avrebbe grande intenzione.

Intanto, oltre Forza Italia, non va meglio guardando al resto della coalizione. A cominciare dai Popolari e Autonomisti, a cui andrebbero due sedie in giunta. Una è già stata assegnata a Roberto Lagalla, che ha ritirato la sua candidatura alla presidenza della Regione in campagna elettorale. L’altra dovrebbe andare a Toto Cordaro, come annunciato dallo stesso Musumeci. Ma in questo modo resterebbero fuori gli autonomisti di Raffaele Lombardo. L’ex governatore di Grammichele, infatti, vorrebbe nell’esecutivo regionale il suo fedelissimo Roberto Di Mauro. Ma in caso di convergenza su Miccichè all’Ars, si potrebbe chiudere l’accordo offrendo a Di Mauro il ruolo di vicepresidente vicario.

Manovre, manovrine e scosse d’assestamento. Intanto ieri Musumeci ha incontrato i leader Udc e anche oggi sono previsti nuovi confronti con le forze della coalizione. Ma la strada è ancora lunga. E le elezioni politiche, coi delicati equilibri che comportano, sono ormai dietro l’angolo.