I piani di Miccichè per conquistare l’Ars

Pare che Nello Musumeci non abbia gradito la loquacità di alcuni alleati che chiacchierando con i giornalisti hanno prenotato posti in giunta e dettato versioni aggiornate del manuale Cencelli e così nel giorno del suo insediamento ha voluto, con voce ferma, mandare un messaggio che più chiaro non si può: “leggo sui giornali di toto assessori, toto segretari, toto dirigenti. Vi assicuro che non c’è nulla di vero rispetto a tutto quello che si vede e si scrive”.

Quella frase così netta è stata l’unica nuvola nel giorno felice degli alleati del governatore che hanno preso possesso con lui di Palazzo d’Orleans. Chiaramente non si sono scomposti gli assessori designati Gaetano Armao, Roberto Lagalla e Toto Cordaro ma tra deputati e aspiranti assessori presenti nella Sala Alessi c’era più di qualcuno impensierito dalla perentorietà del nuovo presidente.

Non è sfuggita poi ai più attenti l’assenza del grande stratega della presa di Palazzo d’Orleans: Gianfranco Miccichè. Il commissario regionale di Forza Italia ha preferito lasciare la scena a Musumeci non solo per un atto di cortesia ma perché adesso inizia la partita più delicata, il risiko delle poltrone, che richiede di essere defilati e prudenti soprattutto se si aspira allo scranno più alto di Sala d’Ercole.

Avanti piano, dunque. Nello Musumeci, che è intenzionato a seguire un proprio criterio di valutazione per la composizione della nuova giunta, sa però che probabilmente per scegliere la sua squadra dovrà attendere l’elezione del numero uno di Sala D’Ercole.

Un’elezione, quella del successore di Giovanni Ardizzone, che non si annuncia semplice. Non è un mistero che Miccichè aspiri a tornare a presiedere l’Assemblea regionale e che per lui la sua elezione sia dirimente per tutte le altre trattative politiche. Ma la strada per la presidenza pare sia più irta del previsto. Un primo problema sarebbe costituito dai numeri. Non si sa ancora se il deputato dell’Udc Cateno De Luca sarà a piede libero per potersi insediare e garantire la maggioranza al primo scrutinio e non si sa nemmeno se il fronte del centrodestra sarà compatto. Tra le fila della maggioranza c’è infatti chi ha avuto qualche dissapore con il commissario di Forza Italia come Vincenzo Figuccia. Il neo deputato dello scudocrociato, che aveva lasciato Fi in polemica proprio con Miccichè, non avrebbe ancora digerito lo scherzetto della candidatura nelle liste forziste con tanto di manifesti di un suo omonimo. E sempre tra gli ex dc qualcuno ricorda che la presidenza dell’Ars “vale due assessorati” che tradotto significa che se Forza Italia reclama quella poltrona dovrà fare più di un passo indietro sulle poltrone di governo. 

Per evitare che gli alleati alzino il prezzo sulla giunta o che facciano qualche colpo di mano Miccichè ha la necessità di blindare un accordo con il Partito Democratico, che con ogni probabilità chiederà in cambio la vicepresidenza di Sala d’Ercole magari provando a riconfermare Giuseppe Lupo, e soprattutto dovrà essere sicuro che Musumeci stia al gioco dell’attesa prudente e che non cominci ad occupare caselle della giunta. Insomma è necessario che non si presenti all’insediamento dell’Ars con la squadra al gran completo proprio come fece Crocetta cinque anni fa.

I nuovi equilibri della politica siciliana dipendono dunque dalla partita della presidenza di Palazzo dei Normanni che Miccichè dovrà giocare forse con maggiore pazienza e attenzione di quella della candidatura di Musumeci. Ed è chiaro che se non saranno equilibri sarà nuovamente caos. Un nuovo sicilianissimo caos.